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Lunedi 29 maggio, ore 18.30 all'Instituto Cervantes di Milano
Via Dante 12 Presentazione del libro
BEETHOVEN DAVANTI AL TELEVISORE
ed altre poesie di José Hierro a cura di Sebastiano Grasso Ed. Colophon
Saranno presenti:
Sebastiano Grasso - Curatore e traduttore dell’opera
Maria Cristina Blais di Braganza - Co-traduttrice dell’opera
Duilio Courir - Direttore della rivista Amadeus
Egidio Fiorin - Casa Editrice Colophon
Gabriele Morelli - Ordinario di Lingua e Letteratura Spagnola all’Università di
Bergamo
Antón Castro Fernández - Direttore dell’Instituto Cervantes di Milano
Tratti da cinque raccolte di José Hierro, pubblicate fra il 1952 e il 1998, i
dieci poemi che compongono Beethoven davanti al televisore sono dedicati a
musica e musicisti, nella cui vita spesso il poeta spagnolo si immedesima,
rivivendo la propria con analoghi desideri, aspirazioni, amori. Anche qui si
rintracciano le componenti della sua poetica: intimismo, poesia sociale,
realismo, allucinazioni. Ma, soprattutto, una buona dose di surrealismo. Si
comincia con Palestrina e De Victoria (Leva del 42, 1957). Hierro punta sulle
suggestioni musicali di maestro e allievo, creando immagini di grande impatto
lirico. Cinque anni dopo, il poeta si lascia trascinare dai suoni di Händel
(Quanto so di me, 1957). Da Händel a Bach (Libro delle allucinazioni, 1964):
un’immersione che ha un doppio registro. Da una parte, il Bach che “ad una
finestra nuvolosa appende (...) la scorza del suo mondo quotidiano”, dall’altra
ciò che Hierro chiama "il ritorno alla realtá", che avviene con l’apparizione di
Solvejg, personaggio di un dramma del norvegese Ibsen, musicato da Grieg. Sono
tornati i fantasmi e Hierro capisce che il cosiddetto paradiso perduto è perduto
davvero; e per sempre. Cosí, si impossessa di storie e leggende per ricomporle e
restituirle come fossero reali, in una poesia dall’andamento narrativo. Devono
passare altri ventisette anni prima che Hierro ritorni su uno dei temi a lui piú
cari. Solo che, stavolta (Agenda, 1991), la sua poesia non capta i suoni che
riescono a suggestionarlo, ma punta su episodi della vita dei musicisti.
Sull’innamoramento di Brahms giovane per Clara Wieck (di 14 anni maggiore di
lui), moglie di Robert Schumann, per esempio. E ancora: su Verdi che, subito
dopo la morte del Manzoni, compone la Messa da requiem. A 70 anni, Hierro si
identifica in Verdi e comincia a pensare alla propria fine. Stessi pensieri,
anche se in un contesto diverso, accompagnano il poeta spagnolo quando si occupa
di Chopin e George Sand a Maiorca. Chiudono l’epopea musicale tre poemi dedicati
a Mozart, Beethoven e Schubert (Quaderno di New York, 1998).
fonte: irma bianchi
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