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CERCHI NEL GRANO CONTRO GLI OGM in tre continenti tracciati da Greenpeace

Enormi cerchi nel mais, abbastanza grandi da essere visibili dall'aereo, sono comparsi nel 2006 in Spagna, Filippine e Messico. Nessun mistero questa volta, a tracciarli sono stati gli attivisti di Greenpeace.

A Zuera (Zaragoza), nella Spagna settentrionale, è stato tracciato un cerchio nel grano per identificare il campo come zona di possibile contaminazione. “Il campo sperimentale, posto a pochi centimetri di distanza dalle coltivazioni a scopo alimentare, rappresenta una minaccia per il nostro cibo e per l’ambiente”, afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace. “La contaminazione da riso geneticamente modificato ha già causato enormi disastri ai contadini americani, perchè vogliamo che anche il mais faccia lo stesso?”

A Isabela, nelle Filippine, gli attivisti di Greenpeace hanno disegnato una M barrata su un campo per segnalare che quella è una zona vietata alla Monsanto. I contadini locali si sono riuniti per protestare contro il colosso del biotech che, nonostante il divieto di coltivazione Ogm, ha promosso in quella zona una forte campagna di sensibilizzazione a favore del mais geneticamente modificato. La Monsanto sostiene che gli agricoltori possono incrementare i propri introiti grazie alla coltivazione di mais Ogm, eppure dopo un anno di sperimentazione le promesse della Monsanto si sono rivelate infondate.

A Jocotitlàn, in Messico, è stato tracciato un enorme NO in segno di protesta contro la Monsanto e contro la proposta di eliminare la moratoria in atto contro la coltivazione di mais Ogm. “Il Messico è la culla della biodiversità del mais a livello mondiale, se la Monsanto riuscisse ad ottenere il permesso di introdurre nel nostro paese mais Ogm, ne deriverebbe la contaminazione genetica delle varietà di mais tradizionali. Ci impegneremo affinché questo non accada” dichiara Gustavo Ampugnani, responsabile messicano della campagna Ogm.

Per Greenpeace restano ancora sconosciuti molti dei potenziali effetti a lungo termine causati dalle modificazioni genetiche; le nuove tecnologie rappresentano una seria minaccia per la biodiversità, il sostentamento dei contadini e il diritto dei consumatori di dire no agli Ogm nei propri piatti.

 

 

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