Casola
Valsenio: il "Paese delle Erbe e dei Frutti
Dimenticati"
La Valle del Senio,
nel comprensorio turistico delle Terre di Faenza (in provincia di Ravenna) svela
un paesaggio di raro fascino, all'interno del Parco regionale della Vena del
Gesso Romagnola, offrendo al visitatore un mosaico di boschi, vigneti, frutteti
e giardini.
Nel paese di Casola
Valsenio, che si fregia del titolo di "Paese delle Erbe e dei Frutti
Dimenticati", le antiche tradizioni contadine locali di
coltivazione delle piante si esprimono anche nella salvaguardia di alberi da
frutto di varietà ormai abbandonate o uscite di produzione, vive solo nei
ricordi degli anziani. A questi frutti dimenticati la città dedica un
doppio originale appuntamento autunnale: la Festa del Marrone,
7-8 ottobre, farà da gustoso antipasto alla Festa dei Frutti
Dimenticati, giunta alla 15esima edizione, prevista per il 14 e 15
ottobre.
Piante spontanee o
coltivate negli orti e nei frutteti di casa per il consumo domestico fin dal
tardo Medioevo, i frutti dimenticati sono perlopiù caratteristici della
stagione autunnale e rappresentavano una preziosa scorta di cibo da conservare
con cura per l'inverno. Salvati dall'estinzione e recuperati per la gioia di chi
li ha conosciuti e di chi li vede per la prima volta, ecco tanti bei frutti
profumati, dai colori caldi e dai nomi spesso originali: giuggiole, pere
spadone, corniole, nespole, mele cotogne, corbezzoli, azzeruole, sorbe, pere
volpine, uva spina, senza dimenticare noci, nocciole, melagrane e i
marroni, simbolo dell'autunno.
La ripresa d’interesse
verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di
conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Per questo nel corso della
festa si svolge un concorso di marmellate e uno di liquori mentre
i ristoranti della zona propongono per tutto l’autunno la “Cucina ai
frutti dimenticati”. Si tratta di piatti che utilizzano i prodotti
tradizionali del territorio sia secondo la consuetudine sia in modo moderno,
proponendo una cucina gradevole, naturale e dal forte potere evocativo.
Fra le ricette a base
di questi frutti ricordiamo: la salsa di rovo e di gelso, le composte
di corniole e di cotogne, la torta di mele selvatiche e i dessert con
protagoniste le pere volpine, con le castagne, l'alkermes, il vino e il
formaggio. Un gruppo di frutti dimenticati serve per preparare un antico piatto
tipico, il "migliaccio", che richiede mele cotogne, pere volpine, mele
gialle, cioccolato, pane, raffermo grattugiato, canditi, riso e sangue di maiale
in aggiunta.
A Casola Valsenio,
infine, i frutti dimenticati trovano un grande aiuto gastronomico nel
locale Giardino Officinale, e danno vita a piatti straordinari come le
insalate di sedano, ribes bianco e rosso in agrodolce, o di finocchio
selvatico con tarassaco, cerfoglio e salsa di melograno, completate
dall'olio extravergine Brisighello. Nei menù compaiono i risotti di pere
volpine, l'arrosto di arista con castagne e lamponi o il rotolo di
vitello al melograno, la crostata di marmellata di sorbe, le priugne
o prugnole ripiene di noci e zabaione, il sorbetto alle corniole.
Insieme al recupero
culturale e alimentare, la festa casolana incentiva anche il recupero materiale
di queste piante con esposizione e vendita di piccole piante da frutto per
favorire la ripresa di quelle coltivazioni a scopi commerciali o per abbellire
giardini e parchi. Finalità perseguita anche dal Comune di Casola Valsenio con
la realizzazione della “Strada dei frutti dimenticati” che si snoda lungo
il crinale tra i fiumi Senio e Santerno, dal Passo del Corso alla rocca di Monte
Battaglia (m. 715 s.l.m.). È un percorso panoramico di alcuni chilometri
fiancheggiato da otto oasi che ospitano in totale circa 50 di quelle piante da
frutto che in passato crescevano spontaneamente nei boschi o venivano coltivate
nei pressi delle case coloniche.
Fra questi frutti
dimenticati, merita un accenno particolare il marrone al quale Casola
Valsenio dedica un appuntamento specifico il fine settimana precedente la “Festa
dei Frutti dimenticati”. Giunta alla secondo edizione, la “Festa del
Marrone” (7-8 ottobre) propone bancarelle allestite dai produttori,
conferenze tematiche sulla certificazione I.G.P., animazioni a tema agreste e
assaggi delle eccellenze gastronomiche casolane preparate utilizzando questo
prodotto: cotto nell’acqua con l’alloro (balòc), oppure arrostito sulla fiamma (brusé)
o cotto nel forno della stufa a legna (spasmé) dopo averli “castrati”, cioè
praticato un piccolo taglio. Con le castagne secche si prepara una minestra,
mentre la farina di castagne è la base per la polenta da mangiare con formaggio
fresco e per il dolce castagnaccio. Tra i dolci si ricordano anche i
ravioli, detti topini, preparati con la polpa di marrone arrostiti. Il marrone
di Casola Valsenio è particolarmente apprezzato per il consumo fresco e per la
preparazione dei marron-glace. Così come c’è la “Strada dei frutti
dimenticati”, esiste anche la specifica “Strada dei Castagneti”: un
itinerario che vuole proporsi come occasione per entrare in contatto – in
ottobre come negli altri periodi dell’anno – con il mondo dei castagneti e dei
marroni e con le aziende agricole (in totale sono circa 80 con oltre 450 ettari
coltivati a castagneto da frutto tra le valli dei fiumi Senio, Lamone e Sintria)
che dedicano impegno, passione e fatica per mantenere vivo l’interesse per
questo tipico e straordinario prodotto dell’Appennino.
fonte: Ufficio stampa Società di Area “TERRE
di FAENZA”