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GREENPEACE missione "Testimoni di guerra": in Libano una
delle maggiori catastrofi ambientali del Mediterraneo
Greenpeace rende noto "Testimoni di guerra", il rapporto della missione
effettuata dalla nave ammiraglia "Rainbow Warrior", sotto la direzione
scientifica di esperti del Ministero dell’Ambiente (ICRAM e APAT), per mitigare
gli effetti della marea nera in Libano, causata dai bombardamenti sui depositi
di carburante della centrale di Jiyeh, a sud di Beirut.
Secondo il rapporto si tratta di una delle maggiori catastrofi ambientali del
Mediterraneo. Nel corso delle ricerche, i cui risultati sono stati comunicati
all’organismo di coordinamento, si è visto che il catrame si è depositato in
gran parte nelle aree immediatamente adiacenti al luogo del disastro e in
maniera più sporadica ma talvolta con cospicui quantitativi, a distanza maggiore
lungo la costa.
Sono state versate in mare tra le 10 mila e le 15 mila tonnellate di greggio
che, spinto dal vento e dalle correnti, si è disperso parzialmente verso il mare
aperto o lungo la costa. La marea nera ha colpito circa 150 chilometri di costa
rocciosa e sabbiosa, fino alla costa della Siria.
I subacquei di Greenpeace hanno monitorato la presenza di residui catramosi nei
fondali marini nelle aree di Jiyeh (appena a nord dell’impianto colpito), a
Byblos (circa 20 chilometri a nord di Beirut) e presso l’arcipelago delle Palm
Islands (Jazirad an Nakl, Jazirad Sanani e Jazirad Ramkin e altri isolotti),
un’area protetta circa 70 chilometri a nord di Beirut, presso Tripoli, non
lontana dal confine con la Siria.
"Tra gli edifici colpiti ci sono nove impianti industriali: a parte il sito di
Jiyeh, sono state colpite altre cinque cisterne di idrocarburi ubicate in vari
punti della costa" racconta Alessandro Giannì, biologo marino e sub,
responsabile della campagna mare di Greenpeace, di ritorno dal Libano. "Come il
petrolio in mare, anche altre sostanze chimiche rilasciate da industrie colpite
dai bombardamenti hanno contaminato pesantemente l’aria, i fiumi, il terreno e
il mare con effetti che potrebbero potenzialmente colpire due milioni di
persone, quasi la metà della popolazione libanese".
fonte: Ufficio stampa Greenpeace Italia
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