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GREENPEACE ALLE NAZIONI UNITE: AGIRE SUBITO PER PROTEGGERE I FONDALI  OCEANICI

Il rapporto 2006 del Segretario generale delle Nazioni Unite conferma che la protezione dei fondali oceanici è gravemente inadeguata e che è necessario agire subito per proteggere questi ecosistemi.

Le reti della pesca a strascico danneggiano i fondali, poiché non solo catturano tutto il pesce che incontrano sul proprio percorso, ma strappano via coralli e spugne, annientando fragili specie marine che hanno impiegato centinaia di anni a svilupparsi. Gli oceani ospitano probabilmente il più ampio numero di specie ancora sconosciute: gli scienziati stimano che negli abissi vivano da cinquecentomila a cento milioni di specie.

"Ci sono voluti due anni alle Nazioni Unite per confermare quello che sappiamo già, che i fondali vengono arati ogni giorno dai pescherecci e trasformati in un deserto senza vita" afferma Alessandro Giannì, responsabile campagna Oceani di Greenpeace. "Occorre una moratoria mondiale alla pesca a strascico in profondità".

Greenpeace, insieme a una coalizione internazionale di 60 Ong, chiede una moratoria dal 2003 e condanna la politica delle Nazioni Unite che sta continuando a rinviare una decisione necessaria per proteggere la vita degli oceani. I negoziati sulla moratoria proseguiranno il 4 e il 5 Ottobre a New York, mentre la decisione finale è attesa per novembre.

Se venisse adottato il bando alle reti a strascico in profondità, sarebbe la seconda risoluzione dell'assemblea generale dell' Onu che vieta un sistema di pesca pericoloso. Nel 1989, la risoluzione n. 44/225 ha infatti sancito il divieto dell'uso delle reti pelagiche derivanti, note in Italia come spadare.
"Vietate dal 2002 anche dall'Unione europea, le spadare sono ancora attive, come abbiamo dimostrato con la missione della Rainbow Warrior" ricorda Giannì. "A Bruxelles è in arrivo una proposta per cambiare il nome alle spadare e aggirare così il bando dell'Onu. Greenpeace chiede
al ministro De Castro di rispettare e far rispettare la legalità e il diritto internazionale e di opporsi a questo trucco meschino".

 

 

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