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Greenpeace, Legambiente e WWF
scrivono a Pecoraro Scanio e a Bersani per Piano Nazionale di assegnazione 2006
Riceviamo dall'ufficio stampa
di Greenpeace e pubblichiamo integralmente:
"Greenpeace
Legambiente
WWF
Al Ministro dell’Ambiente e
Tutela del Territorio e del Mare
On. Alfonso Pecoraro Scanio
Al Ministro per lo Sviluppo
Economico
On. Pierluigi Bersani
Caro Ministro,
La direttiva 87/2003 chiedeva
agli stati membri di sottoporre alla Commissione Europea il secondo Piano
Nazionale di Allocazione (PNA) delle emissioni di CO2 entro il 30 giugno 2006.
Nel luglio, il Ministero dell’Ambiente ed il Ministero per lo Sviluppo Economico
sottoponevano alla consultazione un PNA sufficientemente dettagliato e completo
che, al di là di rifiniture a seguito del completamento del processo di
consultazione, poteva essere consegnato in Commissione in tempi brevi.
Ad inizio novembre, tuttavia,
dobbiamo constatare che, nonostante il richiamo della Commissione europea del 13
ottobre e l’apertura di una procedura d’infrazione per il nostro Paese, e
nonostante la notizia apparsa sulla stampa il 20 ottobre che riportava il
raggiungimento di un accordo tra i due ministeri relativamente al numero
complessivo di quote da assegnare e la spartizione tra settore elettrico ed
altri settori, il Piano Nazionale di Allocazione non è ancora ultimato e pronto
per l’invio alla Commissione Europea.
A fronte di questa
constatazione le associazioni ambientaliste ritengo utile tornare a ribadire
l’urgenza di ultimare il piano al più presto ed ottemperare ai doveri
comunitari.
L’urgenza è dettata
innanzitutto:
-
dall’esigenza dei settori sottoposti a direttiva di conoscere il numero
delle quote loro assegnate, ciò per evitare quanto è accaduto con il primo PNA
quando, a causa del ritardo del governo, gli operatori hanno dovuto gestire gli
impianti in assenza di un piano di allocazione chiaro e definitivo, vanificando
di fatto l’efficacia economica ed ambientale dello strumento dell’Emission
Trading
-
dalla constatazione che la consegna in Commissione rappresenta soltanto
il primo passo per la redazione finale del PNA e che il perdurante ritardo altro
non porta che ad un danno al Paese. Non essere in regola con le scadenze della
direttiva non permette all’Italia di entrare da subito nel dibattito relativo
alla valutazione ed all’approvazione dei piani nazionali degli Stati membri,
ripetendo l’errore commesso nel primo periodo. L’Italia è il terzo paese
maggiormente responsabile delle emissioni di CO2 all’interno dell’Unione ed è
tra i paesi più lontani dagli obiettivi di riduzione dei gas serra.
E’inevitabile pertanto che la Commissione europea sia particolarmente attenta al
Piano di Allocazione Italiano. La consegna in ritardo del PNA non permetterà al
nostro Paese di svolgere un ruolo attivo in Europa per fare sì che anche i Piani
degli altri Stati membri soddisfino criteri di qualità oggettivi, ed assegnino
volumi di quote effettivamente in linea con gli obbiettivi di Kyoto e non
discriminatori nei confronti dei paesi in maggiore difficoltà.
-
dalla necessità di definire al più presto il peso dell’ET nella strategia
nazionale per il raggiungimento del target di Kyoto per potere intervenire sugli
altri settori responsabili delle emissioni di CO2 non compresi nella direttiva.
L’incremento delle quote da 194Mt a 206Mt ha infatti diminuito il contributo
agli obiettivi nazionali dei settori industriali dal 39% al 18%, aumentando
l’urgenza di intervento sugli altri settori ancora totalmente deregolamentati.
Nel confermare l’urgenza della
chiusura del PNA le associazioni ribadiscono due concetti chiave nella loro
valutazione:
1)
le quote devono essere assegnate in base al principio di favorire la
concorrenza nei settori regolati, in particolare nel settore elettrico,
premiando gli operatori che orientano le proprie attività ed investimenti nelle
tecnologie maggiormente efficaci nella riduzione dei gas serra. In particolare
andranno evitate allocazioni di favore per specifiche imprese o singoli
impianti, sia nell’allocazione alle installazioni esistenti sia nella gestione
della riserva che nelle regole di chiusura d’impianto e di assegnazione delle
6Mt tramite asta.
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Il principio che meglio persegue la garanzia di concorrenza e l’efficacia
ambientale è l’adozione di un benchmark unico per prodotto non differenziato per
tecnologia e per combustibile. Tale principio è ineludibile nella gestione della
riserva. Qualsiasi nuova installazione dovrà avere pari diritto di assegnazione
gratuita di quote senza riferimento alla tecnologia o al combustibile impiegato.
Impianti nuovi che optino per tecnologie e combustibili inefficienti nel
rispetto degli impegni di Kyoto non devono beneficiare di un’assegnazione
gratuita per tutta la quota di produzione.
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La partecipazione all’assegnazione tramite asta di 6Mt di quote di
emissione deve essere allargata al maggior numero possibile di operatori per
evitare condizionamenti ed accordi preventivi sugli esiti dell’asta. A tale
proposito è indispensabile che l’accesso all’asta sia garantito sia agli
impianti esistenti che ai nuovi entranti.
2)
Le quote devono essere assegnate in maniera trasparente e nell’ottica di
favorire la diminuzione delle emissioni climalteranti dei settori interessati al
minor costo possibile per il Paese.
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Da questo punto di vista si ricorda che gli impianti a fonte assimilata
che beneficiano delle convenzioni in CIP6 sono in grado di trasferire nella
tariffa elettrica, attraverso la componente A3, qualsiasi costo addizionale
successivamente introdotto, incluso il costo dei diritti d’emissione. Una
sotto-allocazione a questa tipologia d’impianti, per ricavare quote da
distribuire agli impianti termoelettrici in regime di concorrenza, determina un
trasferimento diretto dei costi della direttiva sui consumatori finali con un
aggravio diretto nella bolletta elettrica senza alcun beneficio in termini
ambientali per il Paese.
Donatella Massai
Roberto della Seta
Michele Candotti
Direttore Greenpeace
Italia Presidente Legambiente Segretario generale
WWF Italia"
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