LIOLA’
di Luigi Pirandello
Al Teatro Manzoni di Milano
dal 7 febbraio al 5 marzo 2006
Politeama S.r.L. e The Dreamers presentano GIANFRANCO
JANNUZZO con MANUELA ARCURI in LIOLA’ di Luigi Pirandello con
GUIA IELO nel ruolo di Zia Croce e TURI CATANZARO nel ruolo di Zio
Simone. E con LUCIA GUZZARDI (Zia Ninfa), NELLINA LAGANA’ (Gesa), GIOVANNA
CENTAMORE (Carmina La Moscardina), Veronica Milaneschi (Nela), Aurora Peres (Ciuzza),
Antonella Scimemi (Luzza), con la partecipazione di KARIN PROIA (Tuzza).
Scene Alessandro Chiti, costumi Sabrina Chiocchio, musiche
Pippo Caruso.
Regia GIGI PROIETTI.
"Liolà", commedia d’ambiente siciliano, narra di un
dongiovanni campagnolo, che con il suo comportamento mette allegramente a
soqquadro il microcosmo in cui vive. Egli è immune dalla brama di benessere
materiale che assilla la società dell’epoca. Una società di tipo verghiano per
gli interessi da cui è dominata, nonché per la corale partecipazione agli
avvenimenti. Tutta pirandelliana è però la conclusione che balena con chiarezza:
il trasgressore delle regole è l’unico veramente buono e generoso, gli altri
sono interessati, egoisti e gretti. Tuzza, incinta di Liolà suggerisce allo Zio
Simone di attribuirsi la paternità del figlio che ha in grembo, mettendo così a
tacere le male lingue. In questo modo Tuzza pensa di assicurarsi l’avvenire e di
vendicarsi non solo di Liolà, ma anche di Mita che ha sposato il vecchio
benestante, creandosi una posizione alla quale lei stessa aspirava. Il piano è
ben congegnato, la povera Mita è malmenata e cacciata di casa dal marito. Liolà
la salva mettendola incinta, e il vecchio Zio Simone se la riprende in casa,
preferendo questa paternità a quella illegale procuratagli dalla Tuzza. Senza
rendersene conto un senso di giustizia lo spinge a ristabilire la situazione a
favore di chi era stata danneggiata ingiustamente, e contro chi ha usato la
malizia e la frode. Proprio in questa inconsapevole innocenza è la sua gioia di
vivere. "Liolà" è una delle commedie più amate da Pirandello che affermava
fosse, dopo "Il fu Mattia Pascal", la cosa a cui teneva di più. Al figlio
Stefano racconta: "Il protagonista è un contadino poeta, ebbro di sole, e tutta
la commedia è piena di canti e di sole. E’ così gioconda, che non pare opera
mia". Portare in scena "Liolà" è stato un progetto a lungo accarezzato da
Gianfranco Jannuzzo che ora si concretizza al meglio con la preziosa
collaborazione registica di Gigi Proietti. Un’amicizia e un’intesa, quella tra i
due attori, che risale ai tempi della scuola di teatro diretta da Proietti dalla
quale l’attore siciliano proviene. Gianfranco Jannuzzo nei panni di Liolà saprà
mettere al servizio del personaggio la sua generosa verve e la sua naturale
esuberanza artistica. Accanto a lui Manuela Arcuri, attrice dal volto e dal
temperamento mediterranei, incarnerà la moglie Mita.
NOTE DI REGIA
Troppe cose importanti si sono dette su Pirandello, perché io
ardisca aggiungere altro. Ed è curioso che tutti gli studi, gli approfondimenti
sulla sua poetica siano condivisibili anche se, a volte, opposti l’uno
all’altro: "teatro di parola ma a suo modo gestuale", "teatro del dolore ma
ironico" o meglio "umoristico", "specchio della realtà o specchio della stessa
finzione", "critica sociale della borghesia", "curiosa contaminatio di tragico e
comico", "indagine introspettiva dell’uomo singolo contrapposto alla società
fatta di singoli diversi ma uguali..". Liolà c’entra in tutto questo? Pirandello,
in seguito, a quell’ambiente contadino, a quei personaggi solari, a quelle
fertilità a quei balli e canti preferì il mondo borghese più nascosto,
claustrofobico. Ma ancora di più, qui, in Liolà, si comprende come l’ipocrisia,
l’interesse gretto e meschino e il cinismo siano propri dell’animo umano e non
soltanto del borghese, piccolo o alto che sia.
E qui più si evidenzia l’autore "umoristico" (è di pochi anni
prima il suo saggio sull’Umorismo) che alterna e mescola cattiveria e pietas,
avarizia e generosità, allegria e calcolo e, insomma (per far contenti tutti)
realtà e apparenza. Eppure Liolà è leggero quasi vola. La fertilità, il mito
della Terra, e dei campi, la felicità sono strascichi di un mondo pagano che
sembrano essere ironizzati e quasi derisi fino ad un finale che non ce la fa ad
essere tragedia, ma che la sfiora o meglio la graffia. Quindi testo tutt’altro
che univoco, permeato com’è da una serie di ironiche evocazioni visive, balli
campestri, passioni, Marie, vendemmie. Microcosmo femminile, gineceo all’interno
di un mondo culturale e di una società (quella agricola) che sta per
dissolversi. Prospettive per il futuro? Insegnare ai figli a cantare…Ecco: avere
presenti queste semplicissime riflessioni mentre si cerca di convincere gli
attori ad essere tanto finti da sembrare veri (o viceversa…) è il progetto di
lavoro della regia.
Al Teatro Manzoni dal 7 febbraio al 5 marzo 2006
Orari: feriali ore 20,45
domenica ore 15,30
Biglietto: Poltrona € 28,00 da martedì a venerdì
€ 30,00 sabato e domenica