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Le ONG italiane chiedono chiarezza sulle
relazioni tra Roma e l’Asmara
Le preoccupanti notizie in
merito all’improvviso provvedimento d’espulsione di un diplomatico italiano
della nostra ambasciata all’Asmara, non hanno certo colto di sorpresa le
Organizzazioni Non Governative Italiane (ONG), che operano in Eritrea.
La notizia circolava sui
mezzi di comunicazione locali ed era stata pubblicata, ad esempio, dal Sudan
Tribune con dovizia di particolari, tra cui l’immediata espulsione
(probabilmente per questioni di reciprocità), da parte italiana, di un
funzionario dell’Ambasciata eritrea a Roma. Reazione comunque tardiva rispetto a
una situazione da tempo fattasi via via sempre più complessa e difficile.
Nell’esprimere la loro
solidarietà nei confronti del dott. Ludovico Serra, primo segretario
dell’ambasciata italiana in Eritrea, dichiarato «persona non grata» dal governo
di Asmara e raggiunto da un provvedimento di espulsione nel giro di 24 ore, i
rappresentanti delle ONG italiane ricordano che l’attuale crisi diplomatica tra
Italia ed Eritrea ha ormai una storia già significativa alle spalle.
Le ONG italiane: COSV, CESVI, MANI TESE, GVC, COOPI, NEXUS-CGIL, presenti nel
paese con progetti di cooperazione e d’aiuto al popolo eritreo, sono state
invitate a concludere la loro attività in Eritrea.
Nel 2001 fu espulso
l’ambasciatore Antonio Bandini, reo di aver chiesto al governo di Asmara, a nome
dell’Unione Europea, spiegazioni sull’arresto arbitrario di 11 tra ex ministri e
rappresentanti del regime che avevano chiesto maggior rispetto dei diritti umani
e libertà di stampa.
Nello luglio del 2005 il
contingente dei carabinieri, presente in base agli accordi di pace sul confine
tra Etiopia ed Eritrea, ha dovuto abbandonare la missione dell’Onu per le
crescenti difficoltà operative riscontrate. Primo caso – tra l’altro - nella
storia dell’ONU di abbandono di una missione prima della conclusione prevista
del mandato
Proprio a fronte dei
numerosi problemi i rappresentanti delle ONG italiane si domandano “….quali
siano i motivi di attrito tra il nostro paese e le autorità eritree, anche alla
luce dell’atteggiamento distaccato dell’Ambasciata e dell’Unità Tecnica Locale (UTL)
del Ministero Affari Esteri, nei confronti delle istanze di appoggio sollecitate
in più occasioni dalle ONG per la prosecuzione del lavoro in Eritrea”.
Preoccupazioni vengono
inoltre espresse per i beneficiari degli interventi e per gli operatori locali
delle ONG, a fronte del fatto che alcune ONG non hanno neppure avuto il tempo di
assegnare a partner locali le proprie attrezzature.
Urge un chiarimento da parte
dei responsabili del Ministero Affari Esteri, anche al fine di non dare per
scontata la definitiva rinuncia – da parte italiana – ad aiutare il popolo
eritreo.
fonte comunicato stampa
2006 – Associazione ONG italiane
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