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Le associazioni ambientaliste chiedono che vengano
assegnate le quote per gli obbiettivi di Kyoto
Siamo ad inizio novembre e il Piano Nazionale di assegnazione non è ancora
ultimato e pronto per l'invio alla Commissione Europea, nonostante il richiamo
della Commissione europea del 13 ottobre 2006 e l'apertura di una procedura
d'infrazione per il nostro Paese, e sia stata data notizia di un accordo tra i
due ministeri relativamente al numero complessivo di quote da assegnare. A
fronte di questa constatazione le associazioni ambientaliste ritengo utile
tornare a ribadire l'urgenza di ultimare il piano al più presto per ottemperare
ai doveri comunitari, rispondere all'esigenza dei settori sottoposti a direttiva
di conoscere il numero delle quote loro assegnate e permettere al nostro Paese
di svolgere un ruolo attivo per fare sì che anche i Piani degli altri Stati
membri assegnino volumi di quote effettivamente in linea con gli obbiettivi di
Kyoto.
Le associazioni ambientaliste chiedono che le quote vengano assegnate premiando
gli operatori che si orientano verso tecnologie maggiormente efficaci nella
riduzione dei gas serra; il Piano di assegnazione deve essere ultimato nel segno
della trasparenza e al minor costo possibile per il Paese evitando allocazioni
di favore per specifiche imprese o singoli impianti, sia nell'allocazione alle
installazioni esistenti sia nella gestione della riserva che nelle regole di
chiusura d'impianto e di assegnazione delle 6Mt tramite asta. I principi della
direttiva europea Emission Trading per il Piano Nazionale di Assegnazione sono
stati oggi ribaditi in una lettera inviata da WWF, Legambiente e Greenpeace al
Ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, e al Ministro
dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio.
Il WWF, Legambiente e Greenpeace propongono che le quote vengano assegnate in
base al principio di favorire la concorrenza nei settori regolati, in
particolare nel settore elettrico, premiando gli operatori che orientano le
proprie attività ed investimenti nelle tecnologie maggiormente efficaci nella
riduzione dei gas serra. Il principio che meglio persegue la garanzia di
concorrenza e l'efficacia ambientale è l'adozione di un benchmark unico per
prodotto non differenziato per tecnologia e per combustibile. Tale principio è
ineludibile nella gestione della riserva. Impianti nuovi che optino per
tecnologie e combustibili inefficienti nel rispetto degli impegni di Kyoto non
devono beneficiare di un'assegnazione gratuita per tutta la quota di produzione.
La partecipazione all'assegnazione tramite asta di 6Mt di
quote di emissione deve essere allargata al maggior numero possibile di
operatori per evitare condizionamenti ed accordi preventivi sugli esiti
dell'asta. A tale proposito è indispensabile che l'accesso all'asta sia
garantito sia agli impianti esistenti che ai nuovi entranti. Le quote devono
essere assegnate in maniera trasparente e nell'ottica di favorire
la diminuzione delle emissioni climalteranti dei settori interessati al minor
costo possibile per il Paese.
Le associazioni ambientaliste, infine, si esprimono contro una sotto-allocazione
agli impianti che beneficiano delle convenzioni in CIP6, in grado di trasferire
nella tariffa elettrica, attraverso la componente A3, qualsiasi costo
addizionale successivamente introdotto.Tale operazione, che avrebbe il fine di
ricavare quote da distribuire agli altri impianti termoelettrici determinerebbe
un trasferimento diretto dei costi della direttiva sui consumatori finali con un
aggravio diretto nella bolletta elettrica senza alcun beneficio in termini
ambientali per il Paese. Il CIP6 non deve ancora una volta essere usato come
camera di compensazione delle incapacità nazionali in politica energetica a
danno dei consumatori e dell'ambiente.
fonte: Ufficio stampa Greenpeace
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