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Sacro e Profano si incontrano
ad Alassio
Mostra personale di
RabaRama,
Chiesa Anglicana di Alassio.
Un evento promosso dall’Assessorato alla
Cultura del Comune di Alassio in collaborazione con la Galleria d'Arte Vecchiato.
In mostra dal 2 dicembre 2005 al 1 gennaio 2006.
Ultimi giorni della mostra
personale di
RabaRama, una giovane scultrice intensa ed enigmatica, che pone al centro della
sua ricerca artistica l’idea dell’origine della vita, l’uomo, la sua
individualità ed il suo rapporto con un motore superiore.
Teatro di questa mostra
personale di
RabaRama è la
Chiesa Anglicana di Alassio (in foto), una scelta voluta proprio per la
spiritualità che accompagna questo luogo di culto che, meglio di qualsiasi
altro, si adatta all'incontro con l’opera di questa artista. Entrando in questo
luogo sacro, infatti, lo spettatore potrà immergersi fisicamente, oltre che
visivamente, nell'anima dell'artista e nella sua ricerca della connessione tra
terra e cielo: una contrapposizione di spiritualità ed individualismo che si
incontrano e si fondono in un’unica esperienza artistica.
L’esposizione,
curata dall’Assessorato alla cultura del Comune di Alassio e dalla
Galleria d’Arte Vecchiato
di Padova, rimarrà
aperta fino al 1 Gennaio 2006.
Le opere scelte per questa
mostra sono circa trenta, tra dipinti e sculture di cui due monumentali:
Trans-lettera e Re-cinta
posizionate al porto e lungo le strade del centro. Nella scelta delle opere si è
deciso di non rispettare la cronologia dell’anno di creazione, dal 1999 al 2005,
ma di optare piuttosto per un'omogeneità di dimensioni ed una varietà di
tipologie, materiali e forme. Un percorso
inedito articolato tra sculture ove l'intento dell'artista può essere quello di
far scivolare la figura umana fuori dalla prigione costituita dalla propria
pelle, come in Puzzle crociato (in foto), o nelle quali i tatuaggi
esterni contrastano con l'omogeneità della pelle priva di manipolazioni, fino ad
arrivare ai feti dipinti che simboleggiano l'energia umana fin dalla sua genesi.
"Guardando le opere di
RabaRama” dice l’assessore Monica Zioni, “si ha la conferma di come
l’amore per la cultura e per la bellezza, non siano un’infatuazione momentanea
ma esprimano una dedizione che dura tutta la vita. RabaRama lo dimostra
con il suo lavoro, la sua estrema fiducia nell’arte e nelle sue capacità di
liberare l’energia. La profondità d’espressione e il coinvolgimento emotivo
delle sue opere sono il segno, non soltanto di una mano felice, di un occhio
armonico o di una fantasia indomita; sono soprattutto una dichiarazione
d’amore".
L’Assessorato alla Cultura di
Alassio da sempre esprime il suo vivo interesse per l'arte ed in particolare per
quest'artista apprezzata in Italia e nel modo. Una voce femminile il cui “canto”
riecheggia ovunque: qui, nella Chiesa Anglicana, come davanti al Municipio di
Shangai, dove è stata posizionata una delle sue sculture monumentali, nella
raccolta del collezionista alassino Benito Altomare come nel testo critico
contenuto nel catalogo della mostra curato da Luciano Caprile.
L’opera di
RabaRama
è lo studio di una spiritualità più alta dell’uomo che, pur nascendo dalla
terra, non è un semplice
computer biologico e quindi
naturalmente aspira ad elevarsi scoprendo la sua individualità interiore
attraverso un processo di conoscenza e di ascesi.
L’uomo, dunque, vive la sua
identità consapevole che qualcosa di solare dentro di sé lo porta ad uscire
dalla sua stessa pelle perché, l’abbandono del corpo come “materia”, è l’unico
modo per liberare l’anima e lasciarla trasmigrare.
Questa ricerca profonda e
forse tormentata è in realtà un anelito verso il soprannaturale, verso l’energia
che tutto muove, intesa come fuga dalla realtà e rifugio, una ricerca quindi di
Dio che è l’energia che ci pervade. Queste contrapposizioni tra spiritualità ed
individualismo, tra la dimensione fisica dell’uomo e la sua anima divina
s'incontrano e si scontrano nello squarcio della pelle che avvolge le figure
delle sculture di RabaRama che, se rimossa, lascerebbe emergere una nuova
fisionomia più
liscia e libera dai
condizionamenti
terreni che potrebbe portare l'individuo, come in un labirinto, verso la
libertà.
Ufficio Stampa Fenice Pr
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