Vallombrosa: Nuovo piano di gestione
2006 per la riserva
Firenze – È stato presentato davanti ad un folto pubblico il nuovo Piano
di Gestione della Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa elaborato dal
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Forestali (DISTAF)
dell’Università di Firenze cui è stato commissionato dal Corpo Forestale dello
Stato, che amministra la foresta vallombrosana dal 1866.
La manifestazione – inserita
tra le iniziative della XVI Settimana della Cultura Scientifica in Toscana – ha
registrato un buon successo di pubblico e d’intenti. In un clima di curiosità e
di composta soddisfazione, i convenuti si sono dichiarati disponibili a
collaborare affinché nella area protetta regnino efficienza, modernità e
concordia.
Il Padre Abate Generale della
Congregazione vallombrosana Don Lorenzo RUSSO, il Direttore del DISTAF Chiar.mo
Prof. Susanna NOCENTINI, il Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato
per la Toscana FONTANA Quinto, alcuni rappresentanti della Regione Toscana,
della Comunità Montana Montagna Fiorentina, del Comune di Reggello e di quello
di Pelago, oltre a numerosi esperti e studenti della materia per niente
scoraggiati dalla fitta nevicata che ha investito Vallombrosa in mattinata,
hanno voluto assistere alla presentazione dello strumento che indirizzerà la
gestione per i prossimi vent’anni.
Il Prof. CIANCIO, Docente di Selvicoltura
Generale nell’ateneo fiorentino e responsabile scientifico del Piano di
Gestione, ha dapprima ricostruito gli ultimi 140 anni di gestione forestale
della Riserva per poi esporre i punti salienti del Piano.
Si tratta di uno strumento pianificatorio
moderno e innovativo che armonizza le numerose e diverse esigenze gestionali
legate alle molteplici funzioni che l’area vallombrosana assolve: dalla
didattica ambientale alla ricerca scientifica, dalla gestione della fauna
selvatica alla pianificazione della viabilità, dalla produzione legnosa alla
conservazione della biodiversità, che costituisce lo scopo principale delle
Riserve Statali gestite dalla Forestale e quindi anche dell’area protetta
vallombrosana. Il taglio degli alberi avverrà con modalità caute e capillari per
favorire lo sviluppo e la conservazioni delle formazioni forestali prevalenti
nella Riserva: i boschi di Abete bianco, di faggio e di abete americano.
Particolare attenzione è stata dedicata a misure di tutela di specie animali
come il Tritone crestato italiano, la Rana dal collare, il Rampichino alpestre e
la Salamandra pezzata, e di specie vegetali come l’Aquilegia, la Luzula nivea e
il Senecio fuchsii: specie estremamente rare e preziose che hanno valso alla
Riserva di Vallombrosa l’inserimento nella Rete Natura 2000, che raggruppa a
livello europeo i Siti d’Interesse Comunitario.
Rilevante è la creazione di un Silvomuseo
all’interno della Riserva, progetto descritto dalla Prof. NOCENTINI. Un museo a
cielo aperto della scienza e della tecnica forestale organizzato su un’area
estesa oltre 100 ettari e circostante la millenaria Abbazia dove a tutela di
interessi storici sarà replicata la tecnica di taglio boschivo codificata nei
secoli passati dai monaci vallombrosani: il taglio raso con rinnovazione
artificiale posticipata.
Una specifica sezione del Piano è dedicata
alla gestione degli storici Arborei Sperimentali della Riserva, creati dalla
Forestale nel 1869 e gestiti adesso dall’Istituto Sperimentale per la
Selvicoltura del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali: un vero e
proprio scrigno di naturalità con le oltre 2000 diverse specie arboree
contenutevi, provenienti da quattro diversi continenti (America, Asia,
Australia, Europa).
Il Direttore della Riserva
BRONZI, Capo della Forestale vallombrosana e quindi incaricato di attuare le
disposizioni contenute nel Piano, ha ringraziato la comunità scientifica per
questo elaborato che rappresenta “uno strumento utile per amministrare nel modo
migliore la Riserva e per svilupparne le finalità in materia di salvaguardia
della biodiversità animale e vegetale”. Il Direttore ha sottolineato che il
nuovo Piano di Gestione rappresenta un importante esempio di pianificazione
della gestione sostenibile delle aree forestali e conferma l’interesse che da
sempre lega il Corpo Forestale alla montagna reggellese e alla foresta di
Vallombrosa.