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VINI: PERCHÉ NON SI PRIVILEGIANO QUELLI COL MIGLIOR RAPPORTO QUALITÀ - PREZZO?

Ho voglia di bere un bicchiere di buon vino dolce senza spendere una  grande cifra. Bombardato mediaticamente dai vari libri e guide di più o  meno conosciuti esperti del settore mi documento e trovo tra quelli che  hanno un giusto rapporto qualità prezzo l'Asti Modonovo metodo Gancia  2004. Comincia il giro delle enoteche a Roma (di cui una molto  importante) ma dopo alcuni tentativi rinuncio in quanto la risposta dei  commessi è sempre la stessa."È un vino della Gancia che può trovare  nella grande distribuzione". Il fatto è che neanche nei supermercati lo  si trova. Chiamo la Gancia e riesco a farmi dare il numero di uno dei  distributori nella capitale e finalmente riesco ad assaggiarlo.

Debbo ringraziare la cortesia e la gentilezza di una collaboratrice di  Marcello Prelaz della Mawa srl sita in Via Giuseppe Rovani 10 se ho  potuto constatare che quanto avevo letto corrispondeva al vero. A parte  il prezzo buono (intorno ai 7 euro) si tratta di uno spumante che fa  onore ai fratelli Vallarino Gancia. Piena rispondenza alla analisi fatta da "Bere dolce 2006" curato da Francesco D'Agostino: "Un bel giallo  paglierino luminoso, animato da un perlage abbondante, continuo e di  buon finezza, è il biglietto da visita"; "In bocca il vino regala bella  freschezza e dolcezza misurata e l'equilibrio si fa grande, come la  finezza per una bevibilità veramente invitante".

Insomma veramente un dolce bere ma non si capisce perché venga  "snobbato" da illustri enoteche. Un interrogativo è d'obbligo: perché  non si trova facilmente nelle rivendite di vini un prodotto di alta  qualità ad un prezzo accettabile? Non sarà, mi auguro di no, che il  prezzo "sociale" non piace ad alcuni rivenditori?

Guglielmo Gabbi

articolo del 2006

 

 

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