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Vecchiato New Art
Galleries
ANDY WARHOL. THE BOMB
a cura di Gianluca Ranzi
e Doris Von Drathen
Ciclo di incontri e proiezioni
A proposito di Andy Warhol… Live in direct. L’estetica della durata nella
vana vita della Factory
a cura di
Melania Ruggini
22 novembre, 29 novembre e 6 dicembre 2006
dalle h 21 alle h 23.30
Padova, via Alberto da Padova 2

Andy Warhol
A
proposito di Andy Warhol… Live in direct. L’estetica della durata nella vana
vita della Factory
a
cura di Melania Ruggini
A Padova esplode il caso Andy Warhol. In mostra alla Vecchiato New
Art Galleries oltre trenta opere del padre della Pop Art, selezionate
con cura per evitare l’ovvietà e per comprendere la nascita del reality. A
novembre un ciclo di incontri ne analizza la sempreverde produzione
cinematografica e per l’occasione sono invitati nella galleria di via
Alberto da Padova tre importanti esperti del settore che svilupperanno
interessanti tematiche sull’estetica cinematografica warholiana.
Il 22 novembre si
comincia con Bruno Di Marino, critico e storico del cinema, oltre che
curatore e docente universitario, esperto del cinema di Warhol a livello
internazionale, che affronta la tematica legata al concetto di tempo e corpo
nel cosiddetto cinema "muto" di Warhol. Partendo dalla proiezione di tre
films, Kiss
(1963), Blow job (1964) e Vinyl (1965),
l'incontro esplora il concetto di durata e di serie sia nell’immaginario
cinematografico dell’artista, sia nel dominio grafico-pittorico. Hitchcock
diceva che il cinema è la vita senza i tempi morti: per Warhol il cinema è
la vita e basta. I due piani, la realtà e la sua rappresentazione (o meglio
riproduzione) si sovrappongono, creando un cortocircuito concettuale.
Persino gli sguardi dei vari "provinati" negli screen test non sono
mai amorfi, anonimi, banali o noiosi: raccontano in uno sguardo un
sentimento, una storia, uno stato d’animo, ma sempre e comunque in relazione
al tempo e alla durata.
Il 29 novembre il testimone passa a Sirio
Luginbuhl, filmaker e storico del cinema sperimentale, che pone al
pubblico un frizzante interrogativo: "Warhol era più attore o più regista?",
in una conversazione con immagini dell’artista filmate dai suoi amici più
intimi, dal titolo "A proposito di Andy Warhol: la vita come un film. Scene,
appunti, sequenze, immagini, filmate da Jonas Mekas, Maria Menken, Ronald
Nameth". Gli intramontabili personaggi warholiani prendono vita attraverso
la squisita documentazione collezionata da Luginbuhl nei suoi svariati
viaggi e incursioni durante gli anni "argentati" della Factory.
Mirco Melanco
(docente di Cinematografia documentaria, di Storia e critica del cinema e
del Laboratorio di videoscrittura presso il DAMS dell’Università di Padova)
conclude i notturni in galleria il 6 dicembre, presentando il suo
nuovo libro "Andy Warhol – Il cinema della vana vita", nel quale la
splendida e vana vita dei protagonisti della Factory rivive tra le
pagine e nell’analisi dettagliata degli oltre cento
film realizzati tra
il 1963 e il 1968. Durante l’incontro, sono inoltre proiettati due
cortometraggi realizzati dagli studenti del Laboratorio di videoscrittura
del Dams dell'Università di Padova, intitolati Andy's Postcard e
Andy's Pages: N.Y. Phone Conversations. Il primo, un videosaggio della
durata di 5’ 33" minuti, realizzato da Greta Berlese, Marco Buffon, Massimo
Marcolin e Daniel Spadetto, è stato premiato all'Asolo Film Festival 2006
con una borsa di studio messa a disposizione da Unist, Università degli
studi di Torino. La biografia dell'artista, condensata in istantanee di
pochissimi minuti e svolta a ritroso, pone l'accento sull'importanza
dell'attività nella Factory e sui suoi protagonisti attraverso la produzione
filmica, evidenziando alcuni temi ricorrenti cari a Warhol, quali il
voyerismo e l'omosessualità. Il secondo, Andy’s Pages: N.Y. Phone
Conversations, è un documento visivo della durata di 12 minuti,
realizzato da Lucia de Angeli e Lisa Zanoni.
Le serate dedicate al dibattito sui
film underground propongono una stimolante e alquanto originale riflessione
sulla figura di Warhol, evidenziando le eccezionali qualità in veste di
regista cinematografico, ai suoi tempi acclamato come il nuovo messia del
cinema indipendente americano.
La divulgazione televisiva o la
riedizione in DVD e videocassetta di alcuni tra i più significativi film
dell’artista, possibili soltanto in tempi molto recenti poiché preclusi
dalla visione al grande pubblico per oltre un trentennio, permettono di
rivalutare una parte fondamentale all’interno del suo percorso creativo.
Rivedere oggi i suoi film e parlarne diventa "espressione di quelle
esperienze ignorate senza le quali, oggi, ogni discorso sul cinema è
nostalgico e retrospettivo" (Adriano Aprà, Enzo Ungari, Il cinema di Andy
Warhol, Roma 1978). Nonostante il clamore e le innumerevoli
testimonianze intorno alla sua sovraesposta figura, non si potrebbe capirne
appieno la vera identità artistica senza prendere in considerazione la
produzione cinematografica, dato che essa integra pienamente la sua attività
e ne presenta un volto inedito e complementare ad un tempo.
E’ proprio nel cinema che Warhol si spinge verso la più completa
sperimentazione, concedendosi una forte carica critica nei confronti
dell’audience e del politically correct, movendo da motivazioni prettamente
personali, denunciando e polemizzando quella stessa società che aveva
inversamente incensato nelle molteplici serigrafie.
La produzione filmica di Warhol rispecchia la straordinaria capacità, oltre
alla sottile sensibilità, nel percepire quanto stava accadendo all’interno
della società americana degli anni Sessanta. Si tratta di opere sospese tra
fiction e documentario, da Kiss a Blow job, da Vynil a
Empire a Chelsea Girls, volutamente inosservanti della
grammatica e della sintassi tradizionali, rivelandosi specchio profetico del
presente massificato, tuttora valido punto di partenza per cogliere il
nostro mondo estremamente mediatizzato e bulimico di "immagini da reality".
Capovolgendo completamente i postulati del cinema narrativo hollywoodiano,
Warhol dimostra l’assoluto rifiuto verso qualsiasi regola formale; lunghe
sequenze completamente assenti di montaggio, inquadrature fisse e pochissimi
cambiamenti di macchina; annullamento della trama, dialoghi completamente
inesistenti o senza filo logico; riprese quasi dilettantistiche e
registrazione del sonoro lasciate al caso. Il solo possesso di una cinepresa
rende lecito lo svolgersi dell’azione, per cui i protagonisti sono lasciati
liberi di agire nello spazio metropolitano e claustrofobico della Factory.
La posta in gioco per chi accetta di entrare nell’ingranaggio a un tempo
documentario-realistico e spontaneo-teatrale è vivere qualche minuto da
superstar. La realtà è sempre ciò che appare, ma risulta troppo labile per
trovare una plausibile definizione; ne consegue che la vita scivola vana e
leggera su gesti artificiosi, comunque splendida nel pieno fermento della
rivoluzione culturale. Gli spettatori sono consapevoli di vedere, sentire,
partecipare a qualcosa che trascende il gusto comune dell’uomo di strada,
che parla attraverso il vocabolario dell’eccentricità e dello slang, dato
che dietro la macchina da presa si nasconde un uomo avido di vita, che ama
annusare le situazioni, spiare le evoluzioni emotive dell’umanità
contemporanea, origliare le conversazioni così come si offrono, in piena
libertà, proponendo agli attori qualche impercettibile spunto o leggerissime
sollecitazioni, fissando sulla pellicola la spontaneità per scandalizzare,
annoiare, sbalordire un pubblico scelto.
Coordinate incontri
22 novembre 2006 h. 21 Bruno Di Marino,
Il Tempo e il corpo. Estetica della durata nel cinema "muto" di Warhol
29 novembre 2006 h. 21 Sirio
Luginbuhl, A proposito di Andy Warhol: la vita come un film.
Scene, appunti,
sequenze, immagini filmate da Jonas Mekas, Maria Menken, Ronald Nameth
6 dicembre 2006 h. 21 Mirco Melanco,
presentazione del libro Andy Warhol. Il cinema della vana vita c
con intervento dei
vincitori della borsa di studio all’Asolo Film Festival 2006 e proiezione
dei
due video Andy's
Postcards e Andy’s Pages: N.Y. Phone Conversations
Sede
Vecchiato New Art Galleries
Via Alberto da Padova, 2 -
Padova
Orario dalle h. 21 alle h.
23.30
Ingresso libero
Informazioni al pubblico Vecchiato Art Galleries
Tel 049/665447 - 049/8561359
www.vecchiatoarte.it
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info@vecchiatoarte.it
Ufficio Stampa
Irma Bianchi Comunicazione
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