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APPUNTAMENTI AL MUSEO DEL PATRIMONIO
INDUSTRIALE:
SABATO 14 <LA FATA
ELETTRICITA'>, DOMENICA 15 <MORTADELLA SI DICE BOLOGNA>
Ispirandosi alla tradizione della
"divulgazione scientifica popolare", il Museo del Patrimonio Industriale
propone “La fata elettricità”, sabato 14 aprile 2007 dalle 15.30, laboratorio
sull’elettricità per ragazzi dai 6 ai 14 anni. Stupore, fascinazione,
spavento: questi i sentimenti che suscitavano al tempo dei bisnonni gli
esperimenti dimostrativi sull'elettricità o meglio, su quella che i
divulgatori scientifici di fine Ottocento chiamavano la "Fata elettricità".
Prove, verifiche e giochi verranno
svolti al Museo per capire che cos'è l'elettricità e come e perché si
manifestano i fenomeni elettrici ed elettromagnetici. Ad esempio si analizzerà
il primo generatore di corrente, ossia la pila, messa a punto da Alessandro
Volta all'inizio del XIX secolo. L'esperimento della bacchetta magica che
strofinata attira piccoli pezzi di carta introdurrà l'elettrostatica. Le linee
di forza di un campo magnetico saranno rese visibili con la limatura di ferro
avvicinata a una calamita. Inoltre, l'induzione elettromagnetica spiegherà la
relazione esistente tra magnetismo ed elettricità. Completano l’attività
alcuni giochi elettrici (la danza dei forzati, il fulmine in bottiglia,
il mercato delle pulci) e l’analisi della strumentazione scientifica
delle collezioni storiche Aldini Valeriani legate ai fenomeni elettrici ed
elettromagnetici. L’ingresso è gratuito.
Domenica 15 aprile alle ore 16 il
Museo del Patrimonio Industriale organizza l'iniziativa "Mortadella si
dice Bologna" per approfondire le caratteristiche di questo prodotto e
ripercorrerne la storia. Fin dal XVI secolo la mortadella era considerata
prodotto di lusso, lo si può ricavare dal confronto dei prezzi di alcuni cibi a
Bologna. Nel secolo XVII una libbra (0,361 chili) di mortadella costava
nove volte più del pane, sei volte più del manzo e dell’agnello, tre volte e
mezzo più del prosciutto, due volte e mezzo più dello strutto e dell’olio
d’oliva. A ulteriore dimostrazione del suo uso da parte dei ceti più
abbienti, è il fatto che nell'iconografia rinascimentale la mortadella
spesso si accompagna alla forma appuntita del parmigiano, a frutta come
melograni, fichi o meloni, a ceramiche e raffinati cristalli, fiori, posate
d'argento, tabacchiere, vini e liquori, simboli di potere e ricchezza. Il
potere politico ne imponeva la lavorazione solo dentro la città murata per
trarne cespiti tributari e controllarne le fasi di produzione e la qualità.
Chi la produceva erano i “salaroli”, artigiani specializzati nella lavorazione e
vendita di “carni porcine salate”.
Tra i secoli XVII e XVIII era possibile
incontrare botteghe di “salaroli” in tante diverse zone della città. Nel 1788
questi esercizi erano 67, di piccole dimensioni, con lavorazioni stagionali
ad elevatissimo ricambio nelle file degli artigiani. Nel XIX secolo, le
innovazioni tecnologiche introdotte nel processo di lavorazione e
confezionamento permisero la produzione e distribuzione in grande scala,
diventando così prodotto industriale conosciuto nel mondo.
Fonte: Ufficio Stampa - Comune di Bologna
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