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GREENPEACE: Cutting Edge Contamination 2007

Sapete dove finiscono le sostanze liberate da circuiti stampati e semiconduttori di IBM, HP, Intel, Sony, Sanyo e altre aziende hi-tech? Nei fiumi e nelle acque di falda in Asia e in Messico. Il rapporto di Greenpeace reso noto oggi, "Cutting Edge Contamination" documenta proprio quanto sia inquinante il processo produttivo dei computer.

Le analisi condotte dai laboratori di ricerca dell'associazione ambientalista hanno rivelato che in prossimità delle fabbriche di prodotti elettronici vengono rilasciate sostanze tossiche come i PBDE, un gruppo di ritardanti di fiamma bromurati, e gli ftalati, usati per ammorbidire le sostanze plastiche. "Finora ci eravamo interessati all'inquinamento prodotto dalle discariche di rifiuti elettronici, ma ora che scopriamo cosa succede nella fase di produzione, iniziano a emergere i veri costi ambientali dei prodotti" sostiene Kevin Brigden, ricercatore dei laboratori di Greenpeace.

Per l'associazione ambientalista dev'esserci una reale trasparenza nell'industria elettronica, così che i colossi del settore si assumano la responsabilità dell'impatto ambientale dei loro prodotti. Attualmente non si sa precisamente quali fabbriche di componenti riforniscano i marchi più noti di computer, fotocamere e videocamere.

Tra gli altri composti tossici trovati in prossimità delle fabbriche di semiconduttori ci sono composti volatili del cloro e metalli pesanti. Nelle Filippine, in uno dei siti esaminati da Greenpeace, l'acqua potabile conteneva concentrazioni di cloro anche 70 volte superiori ai limiti fissati dall'Agenzia statunitense per l'ambiente. In altri casi si sono trovate forti concentrazioni di rame nell'acqua, un metallo responsabile di calo della fertilità o della crescita negli organismi acquatici. Nelle acque di scarico dell'IBM a Guadalajara, in Messico, è stato trovato tra i composti tossici il nolifenolo, potente interferente endocrino, nonostante le dichiarazioni dell'azienda sul rispetto dell'ambiente. Anche i lavoratori sono potenzialmente esposti a queste sostanze tossiche.
 
Ufficio stampa Greenpeace

 

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