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Mazepa, mito e storia dal cuore dell'Ucraina a Roma Sui ritmi del Gopak

Oggi, in Ucraina, la nuova amministrazione guidata dal neo presidente, Victor Yushchenko, ha deciso di riabilitare la figura del Ghetman Ivan Mazepa, dandogli tutto il lustro che merita, e di riammettere nelle sale cinematografiche il film "Io sono Mazepa" del famoso regista ucraino Iuri Ilienko. La proiezione della pellicola era stata vietata durante gli scorsi anni dall'amministrazione guidata dai premier filorussi.

"Mazepa" è l'unico cognome dolcissimo rimasto nella storia dell'Ucraina antica, risalente all'epoca della Repubblica indipendente, democratica dei Cosacchi del Dniepr, baluardo dell'Europa cristiana ad Oriente, rimasta in vita dalla metà del XVII° fino al 1775, allorché la Zaporoskaija Sec, che era il loro stato, fu annientato dalla zarina Caterina II.

Nel mondo slavo Mazepa si può paragonare alla figura occidentale di Riccardo III, re d'Inghilterra (1483-1485) ucciso per mano dei francesi, dal pretendente Enrico Tudor (divenuto poi Re Enrico VIII) durante la battaglia di Bosfort. Così come Riccardo III, pur essendo stato diffamato dagli storici pagati dai suoi vincitori, è stato esaltato da Shakespeare nel suo dramma omonimo, anche Mazepa è stato ugualmente osannato e cantato nel tempo dai compositori ucraini. Alla Scala di Milano si è rappresentato Mazepa, rara opera di Pëtr Il'ic Cajkovskij, nell'aprile del 1999, sotto la prestigiosa bacchetta del violoncellista Rostropovic e con la regia di Lev Dodin.

In queste settimane, a Roma è in tour il gruppo Perla, una formazione di tre giovani ballerini professionisti ucraini, Svitlana Blintsova, Nazar e Lesia Zavats’kij, coreografi diplomati all’Università della cultura e dell’arte di Kiev, che ripropongono il suggestivo balletto acrobatico Gopak, calmo all’inizio ed impetuoso nel finale. Ballando briosi anche a Piazza San Giovanni in Laterano il 20 maggio 2007, alla 16a edizione della Festa dei Popoli, ogni volta che si esibiscono esaudiscono le richieste del nobile Ivan Mazepa, Atto primo, Scena terza, nell’opera Omonima di Pëtr Il'ic Cajkovskij:

"MAZEPA (Koèubej, sua moglie e sua figlia si inchinano e ringraziano) Grazie a voi (stringe la mano a Koèubej) Ma basta adulare questo vecchio! Di’ piuttosto ai ragazzi di attaccare una canzone allegra, e che i danzatori intanto ci ballino in Gopak! Come vuole l’antica usanza, mi piacciono le canzoni accompagnate da una danza briosa! KOÈUBEJ Pan etmano! Ogni tuo desiderio sarà esaudito senza indugio."

Giulio De Nicolais

 

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