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LA SINDROME DA RIENTRO: "Siamo onde ... Siamo in un attimo, e non mai le stesse"

Milioni di italiani stanno ritornando a casa dopo le ferie d’agosto 2007 e certamente una buona parte di loro sperimenterà tra breve difficoltà più o meno grandi nel recuperare la dimensione del quotidiano. Ho definito circa 15 anni fa questa difficoltà, “sindrome da rientro” essendo caratterizzata da un complesso di sintomi psicosomatici diversi da caso a caso a seconda di quale sia il substrato psicologico di partenza, la professione esercitata e le motivazioni del viaggio. 

La sindrome da rientro è quasi una “malattia professionale” in soggetti come i marinai, i pescatori, e perfino i piloti o gli assistenti di volo e questo spiega il disadattamento e le caratteristiche comportamentali delle prime due categorie di lavoratori, ma pur in forme molto più lievi è comune nei viaggiatori internazionali ed anche in quelli che abbiano vissuto vacanze nel proprio paese. Più il viaggio è lungo, più la vita in vacanza è stata differente da quella abituale, più distacco mentale è stato posto col proprio lavoro, maggiore è stata la separazione con i propri cari, maggiori saranno le probabilità di vivere sintomi ansiosi-depressivi al ritorno dal viaggio.

Poiché tutto è in movimento, tutto cambia, poiché noi non siamo mai gli stessi, siamo onde del mare come dice G. Pascoli, ma mai le stesse, il ritorno non coincide mai con il punto di partenza e questo ci spiazza.  Durante la sua licenza, il ten.  Drogo - nel Deserto dei Tartari- sente un senso di estraneità e smarrimento nel ritornare al suo vecchio  mondo, ad una  vita che non può più dire sua, ad affetti ( la madre. la fidanzata) a cui scopre di non saper più parlare.

In uno studio del 2006 avevamo rilevato che la percentuale di viaggiatori che sperimentavano la sindrome da rientro era minore rispetto al 1998 (42% contro 55%) forse perché le vacanze sono più brevi ed i cellulari più diffusi.

La sindrome da rientro  interessare particolarmente manager e persone con una fitta agenda di impegni professionali. La ragione di ciò può trovarsi nel fratto che durante la vacanza il cervello- esattamente come fa il nostro computer- cancella pensieri, idee, progetti, scadenze che possono avere contenuto ansiogeno nel tentativo di garantirci serenità, per un meccanismo di autodifesa, ma tale WASH OUT può essere esso stesso motivo di ansia per il fatto che ci impone un'ulteriore fatica nel ritrovare la condizione mentale che permette al manager di lavorare e guadagnare.

La terapia per manager, impiegati e casalinghe resta comunque la stessa: non rimanerne vittima preoccupandosi troppo. Darsi del tempo per ritrovarsi e non caricare di troppi impegni i primi giorni di lavoro.

Vi é poi da considerare che nel rapporto otium-negotium, il tempo dell'ozio può essere ricco di nuove idee e progetti. Generalmente nel tempo dedicato all'otium la creatività viene esaltata e le nuove idee possono a loro volta rappresentare motivazioni per una vita più ricca e creativa. L'equilibrio nel gestire il tempo dell'otium e del negotium deve essere dunque un esercizio mentale da praticarsi con coraggio per dare alla vita nuova energia.

 

Walter Pasini

Direttore centro OMS per la medicina del turismo

 

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