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Stampa Democratica critica i provvedimenti del Garante della Privacy in merito alla diffusione dei dati personali concernenti attività di indagine

Diritto di parola e diritto di opinione. Questi due concetti ci appaiono come il fondamento umano e culturale di ogni democrazia, anche quando le opinioni espresse possono sembrare diverse o “scomode”, al di là di ogni tornaconto personale, sempre più convinti che informare ed essere informati siano sinonimi di cultura e rispetto delle diversità. A questo proposito riportiamo una recente affermazione di Stampa Democratica, sindacato autonomo dei giornalisti lombardi, nato nel 1978 grazie al lavoro di Walter Tobagi.

“La privacy è un bene che non deve essere violato. La regola è questa. Ma nel caso di personaggio pubblico, c’è un’attenuazione delle garanzie del singolo rispetto all’interesse generale ad essere informati.
Ricordiamo tutti l’affaire di Clinton con Monica Lewinsky. Si fosse trattato di un privato cittadino nessun giornale ne avrebbe scritto.
Bene. Secondo il Garante della Privacy Francesco Pizzetti, se al posto di Clinton, qui in Italia, ci sarà un VIP della politica, dell’economia o dello spettacolo tutti avranno l’obbligo di tacere, pena la reclusione da tre mesi a due anni.
C’è da restare allibiti. E sorprende che dal mondo dei giornali e del giornalismo le reazioni siano state di quasi totale indifferenze o acquiescenza.
Come prima cosa viene da osservare che le leggi nuove le fa il Parlamento, non il titolare, per quanto prestigioso, di un’Authority. Se invece si tratta di interpretare caso per caso, cioè di applicare, le leggi vigenti, anche in questo caso non tocca ad un Garante, ma al magistrato (il giudice naturale di cui parla la Costituzione).
Tanto per cambiare siamo di fronte ad una intimidazione verso la stampa. Infatti, chi può decidere, a priori, che cosa è di interesse pubblico (noi diciamo, notizia). Il giornalista, è ovvio. Se poi avrà leso qualche legge, diffamato qualcuno, ci sono i giudici per questo.
Se nasce una caso come quello del portavoce del Governo Silvio Sircana è giusto che l’Ordine dei Giornalisti apra un fascicolo: sulla deontologia i giornalisti sono in grado di fare da sé, senza demandare l’intervento ad altri. Tanto meno alla politica.
Piuttosto, sarebbe il caso che le strutture sindacali di categoria battessero un colpo. La sgradevole sensazione che circola è che si possa spettegolare indisturbati di vallette, veline, calciatori e gente dello spettacolo. Un po’ meno nel caso dei politici.
L’autonomia del sindacato, della professione, l’orgoglio della categoria non può cadere in un tranello di questo genere. Ciò che è lecito riportare lo è per tutti i “soliti noti”; politici in testa, e non in coda, visto che sono loro i più “pubblici” di tutti”. Ciò che non è lecito, non è lecito. E basta.”

Fonte: Stampa Democratica - 2007

 

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