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Vinitaly World Tour 2007: il punto sull’India
In India i vini
d’importazione hanno prezzi nel range 35-150 euro, con i vini della categoria
premium che rappresentano un volume di 50 mila casse su un totale di 865 mila
vendute nell’annata 2005-2006, che diventeranno 6,36 milioni nel 2015.
Viste queste grandi
potenzialità di consumo e il successo nello scorso gennaio della terza edizione
di Vinitaly India, si sta già lavorando per preparare l’edizione del prossimo
anno (15-18 gennaio 2008). Vinitaly rappresenta infatti un grimaldello per
entrare su questo mercato, dove non è possibile fare pubblicità diretta ai
prodotti alcolici, mentre grandi opportunità possono venire dalle azioni di
promozione realizzate attraverso degustazioni o eventi fieristici.
Apprezzato dagli
operatori quindi il ruolo di Vinitaly di essere piattaforma di lancio per
l’internazionalizzazione delle imprese vitivinicole italiane con la
realizzazione, durante i giorni della manifestazione, di focus sui Paesi meta
delle tappe di Vinitaly World Tour e “l’India – ha detto Flavio Piva,
condirettore generale di Veronafiere – è un mercato che ci darà soddisfazioni
straordinarie” .
Ma perché puntare
sull’India, dove i consumatori sono non più di 200 mila su una popolazione di
oltre un miliardo di persone? “È vero – ha risposto Rajiv Malhotra, presidente
Lotus Exhibitions & Marketing Service, relatore del focus sull’India - che chi
vuole importare vino nel Paese deve affrontare molti handicap, quali ad esempio
dazi doganali proibitivi, controllo rigoroso dello Stato, mancanza di
informazione, possibilità di distribuzione limitate al di fuori dei circuiti
degli alberghi di lusso e della ristorazione di alto livello, protezionismo
nelle regioni produttrici, mancanza di infrastrutture per lo stoccaggio del
vino, ma altrettanto vero è che lo spazio per lo sviluppo dei consumi è enorme”.
Innanzi tutto un tasso di crescita del 30% annuo sostenibile nel medio-lungo
periodo e un bacino di 10-20 milioni di potenziali consumatori. “Inoltre – ha
proseguito Malhotra – a livello internazionale il Governo indiano è sotto la
pressione dell’Unione Europea e ora anche degli Usa per la riduzione dei dazi,
tanto che il ministro per il commercio indiano ha dichiarato recentemente di
voler arrivare il più presto possibile alla definizione di una soluzione”. Da
non sottovalutare, poi, l’accettabilità del vino come prodotto di lusso, specie
per le donne, per le quali rappresenta una specie di simbolo della raggiunta
crescita sociale.
Il vino prodotto in
Italia può anche contare sulla popolarità riscossa dalla cucina italiana tra gli
indiani, che possono apprezzarla non solo nei grandi alberghi, ma anche nei
sempre più numerosi ristoranti indipendenti che aprono ogni giorno e che sono un
importante veicolo di promozione.
Ciò non toglie che il
vino italiano possa essere bevuto abbinato con i piatti della cucina indiana.
“Non c’è una sola cucina tradizionale indiana – ha detto Megandeep Singh,
giornalista e sommelier indiano – e ogni regione vanta tradizioni diverse legate
anche alla religione praticata. Le pietanze sono comunque molto speziate e non
esiste un ordine per servirle, infatti durante il pasto le portate vengono
presentate tutte insieme. Per questo il vino servito deve abbinarsi al pasto in
generale e non ai singoli piatti. Non sono graditi perciò i vini molto tannici,
mentre vanno bene quelli di media corposità e fruttati, ma non quelli dolci”.
Fonte: comunicato Veronafiere
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