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A Bergamo "I Lizioli" di
Lizioli
Venerdì 23 marzo sarà inaugurata nella Sala Manzù della Provincia di
Bergamo la mostra “I Lizioli” di Gianluigi Lizioli, Opere dalla
collezione privata di un maestro del XX secolo.
Gianluigi Lizioli è nato a Milano nel 1929, vive e lavora a Brusaporto.
Ha frequentato l'Accademia Carrara sotto la guida dei maestri Achille
Funi e Trento Longaretti. Le sue prime apparizioni pubbliche risalgono
al 1953 e da tale anno ha partecipato a numerosissime mostre collettive
(circa 400) in campo nazionale ed internazionale. Ha eseguito pale
d'altare per chiese di Bergamo, scenografie per il Teatro Donizetti di
Bergamo, opere murali a Bordighera e in ville private. Le sue opere
figurano in collezioni pubbliche e private.
I lunghi decenni della sua attività, con prestigiose partecipazioni,
numerosi premi conseguiti, una ricca bibliografia e frequenti
esposizioni, lo segnalano come uno dei Maestri del nostro ‘900, attivo
nel prolungare le fortune di quella che potrebbe essere chiamata “ La
Scuola di Bergamo”.
“Con la donazione di due importanti opere, da tempo l’artista è presente
nelle collezioni d’arte della Provincia di Bergamo – spiega il
presidente Valerio Bettoni nel catalogo di presentazione -. L’attuale
rassegna intende ripresentare al pubblico degli estimatori la sintesi di
una carriera, già del resto ben nota e apprezzata”.
“Lizioli ha messo in scena i suoi incontri tra donne, i pettegolezzi tra
amiche, le attese di modelle, come se tutte queste, protagoniste e
figuranti che fossero, mirassero a riproporre, nel tempo, quei modelli,
che tra anni cinquanta e sessanta, hanno illuminato di raffinatezze una
stagione irrepetibile – ha spiegato Fernando Noris, storico dell'arte e
curatore delle mostre alla Sala Manzù e allo Spazio Viterbi -. La
formazione di Gianluigi Lizioli, se deve alla Carrara, i fondamenti di
una buona e sapida pittura, è tutta iscritta, nel suo divenire,
nell’eleganza di un tratto signorile e intimo del ripensare il ruolo
alto del dipingere. I suoi colori accesi e vibranti di incandescenze, la
qualità cromatica delle sue figure, la terrosità evocativa dei suoi
paesaggi, la carnalità delle sue nature morte raccontano di eredità
perfettamente assimilate e rese originali da sviluppi che culminano
sempre in risolte contemplazioni visionarie”.
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