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Open Space: a Lecce
l'ingegneria italiana discute di sviluppo sostenibile Gli ingegneri italiani vogliono fare la
loro parte nelle scelte energetiche del futuro, “senza presunzioni,
senza ideologismi, senza manifestazioni di piazza”, e però consapevoli
del ruolo che spetta alla categoria in un Paese in cui “la domanda di
attività ingegneristica è in fortissima espansione, ma la professione è
in crisi”. Così Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio Nazionale
degli Ingegneri, ha avviato gli interventi previsti per “Open Space,
Proposte per abitare la Terra”, il convegno che ha riunito il 30 e 31
maggio esperti e politici a Lecce. Lo avevano annunciato del resto nel
congresso nazionale di Agrigento, gli ingegneri italiani, quando avevano
deciso di intitolare il 2008 “anno dell’ingegneria a sostegno dello
sviluppo sostenibile”. E di sviluppo sostenibile si dibatte in “Open
Space”, confronto dove gli ingegneri si presentano “senza risultati in
tasca, anche a causa dei problemi di categoria”, ma decisi a far sentire
la propria voce, “ad affrontare lo Spazio Aperto”, appunto. E le
questioni sul tappeto: nucleare in testa. Senza fare ideologia, senza
fare terrorismo, “ma soltanto chiarezza. Chiedendo e offrendo
partecipazione”, ha ribadito Stefanelli, “impegno da rinnovare
periodicamente in un appuntamento, “Open Space”, che non si esaurisce
qui”.
La necessità di un dibattito scevro dai condizionamenti politici è stato
sottolineata anche da Adriana Poli Bortone, senatrice del Pdl e già
componente della commissione del Parlamento europeo su Ambiente ed
Energia: ““Non si può definire cinismo quello di chi pensa di risolvere
i problemi energetici italiani andando a realizzare le centrali nucleari
in Albania, per un semplice fatto: che l’Albania, in termini di ricerca
energetica, è molto, molto più avanti dell’Italia”. La senatrice Pdl ha
ringraziato gli ingegneri italiani “per il coraggio di organizzare un
convegno del genere in un territorio in cui predominano l’ideologia,
l’ignoranza degli argomenti – nel senso letterale del verbo – e il
rifiuto aprioristico di affrontare certe questioni. Quel che serve, è
“un vero Piano energetico regionale, possibilmente condiviso e
de-ideologizzato”.
Al convegno del 30 maggio hanno preso parte anche Franco Battaglia,
docente di Chimica dell’ambiente presso l’Università di Modena, che ha
minimizzato gli allarmi da Global Warming per cause umane, “un falso
storico perché la temperatura è in aumento dal 1700, quando
l’industrializzazione era pari a zero”, e ridimensionato l’importanza
del Protocollo di Kyoto e delle risorse energetiche alternative
derivanti dal sole: “Bisogna avviarsi al nucleare, con campagne
scientifiche di sensibilizzazione dell’opinione pubblica assolutamente
accreditate”. Gli ha risposto a tono, di lì a poco, Paride De Masi,
coordinatore nazionale Confindustria per la sezione Energia: “La
sostenibilità ambientale è uno degli Obiettivi del Millennio, e la
Germania, con il ricorso al solare, sta risolvendo i suoi problemi di
fabbisogno energetico, creando posti di lavoro e un modello di economia
assolutamente virtuoso. Ok dunque al dibattito nucleare, ma pensando al
mix energetico, ovvero alla necessità della coesistenza di più fonti
energetiche: perché il cambiamento può essere temuto, ma non rinviato”.
Tra i relatori, anche l’ex ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro
Scanio, che si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: “Spero che
Scajola riesca a fare quello che ho provato a fare io, inutilmente, per
due anni, ovvero convocare la Conferenza nazionale per l’energia e
l’ambiente. Perché l’Italia è un Paese in cui si affrontano i problemi
in maniera ridicola, e questo vale per la destra come per la sinistra.
Un Paese in cui non si sa bene quanti rigassificatori servano, un Paese
che affoga nelle sabbie mobili della propria incapacità e che affronta
adesso impreparato il dibattito nucleare. Perché non c’è un privato in
grado di costruire queste centrali, perché ci vorranno almeno vent’anni
per realizzarle, perché si continua a proporre nucleare di seconda
generazione, cioè obsoleto. E poi ci sono i problemi ambientali di
smantellamento degli impianti dismessi e di smaltimento delle scorie:
neanche in Usa hanno risolto il problema dei depositi definitivi, perché
nessuno scienziato certificherà mai che per mille anni andrà tutto bene.
“Perciò dico, apriamo pure una discussione”, ha concluso Pecoraro Scanio,
“consapevoli però del fatto che non esiste nucleare sicuro, che la gente
non lo vuole e che forse sarebbe meglio concentrarsi su cose fattibili
che su progetti irrealizzabili, che ci faranno sprecare soltanto soldi e
tempo: meglio l’energia che viene dal cielo di quella che proviene dal
basso”.
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