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TAPPETI DI GUERRA
A cura di Enrico Mascelloni
In mostra una delle più complete collezioni del mondo dei cosidetti "Tappeti di Guerra".
Realizzati in Afghanistan da maestranze locali, poi nell'esilio di Peshawar e
Quetta, questi tappeti appellati familiarmente 'Kalashnikov' vanno annoverati
tra le più forti invenzioni visuali della fine della seconda metà del secolo
scorso. La sostituzione di cornici decorative, mihirab e boteh con fucili
automatici ed elicotteri da combattimento, costituisce un vero e proprio
circuito nel corpo di una tradizione pluricentenaria.
Alcuni tappeti di guerra precedono persino la sequenza quasi trentennale delle
guerre afghane.

La tipologia più frequente vede perfettamente incastrate, un tipico horror vacui
decorativo, le armi di più largo utilizzo al tempo dell'occupazione sovietica.
Nei primi esemplari la particolarità dei nuovi oggetti rappresentati era
talmente mimetizzata nella classica forma simmetrica del tappeto tradizionale,
da presumere un certo lasso di tempo prima di poterne focalizzare la novità
figurale. In tal senso poteva venire intesa come una forma di trompe l'oleil, o
comunque di campo astratto. L'iconoclastia radicale dei Taleban li tollererà a
fatica, ma influenzeranno visibilmente la fiorente produzione di gadget
combattenti distribuiti dai Taleban e dai loro simpatizzanti pakistani lungo la
Frontiera di Nord-Ovest alla fine degli anni '90.
Ai tappeti di guerra veri e propri vanno connesse altre tipologie moderniste
come i tappeti con il mondo, i tappeti con ritratto e i tappeti con città.
Numerose mostre, allestite a partire dal 1991, hanno contribuito a farli
conoscere in Occidente, affrettando il passaggio dei migliori esemplari dai
bazar centro asiatici ad alcune delle più prestigiose collezioni pubbliche e
private d'arte contemporanea. Il circuito dell'arte contemporanea è stato ben
più tempestivo di qualunque altro nel recepirne la portata culturale e storica.
Sarenco è stato il primo artista ad averli utilizzati in un insieme installativo.
Successivamente vi si sono cimentati, ma con minore impatto, altri artisti
europei e americani.
comunicato stampa
2008
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