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Il sindaco di Trento
difende la posizione della Lega Volley
Trento, 18 aprile 2008 - Il sindaco di Trento,
Alberto Pacher, sostiene con decisione la posizione della Lega volley
contraria all’ipotesi di modificare le modalità di tesseramento e
utilizzo dei giocatori stranieri nei vari campionati. Tale ipotesi,
avanzata dalla Federazione italiana pallavolo (Fipav), rappresenterebbe
un’evidente violazione degli intendimenti espressi a livello comunitario
in merito ai diritti dei cittadini europei e avrebbe, con tutta
probabilità, l’effetto di abbassare il livello tecnico del campionato
italiano. Questa eventualità risulterebbe particolarmente pericolosa per
uno sport che vede al momento aumentare l’interesse del pubblico e
l’attenzione dei grandi gruppi televisivi.
A differenza di altre discipline, la pallavolo riesce a esprimersi al
meglio anche nelle città medio piccole. A seguirla sono tifosi sempre
più numerosi e nei palazzetti si vedono intere famiglie. Il tifo della
pallavolo si esprime sempre in maniera civile e non sconfina mai nella
violenza. Il livello tecnico in Italia è altissimo, tanto che – per
molti – il nostro è il campionato più bello del mondo. Non mancano del
resto i talenti nostrani, prova ne è il fatto che la rappresentativa
nazionale da decenni si contende i primi posti delle competizioni
mondiali. Non va scordato inoltre che, pur crescendo anche nella sua
dimensione economica, la pallavolo mantiene comunque, ancora, una decisa
sobrietà rispetto ad altre discipline sportive.
Con queste premesse è difficile accettare l’ipotesi di una limitazione
della presenza degli stranieri in campo nella pallavolo. Questo sport
non può essere frenato nella sua crescita da proposte di
regolamentazione che rappresentano, di fatto, strane misure
protezionistiche: misure che il diritto della comunità europea esclude
categoricamente.
Il libero accesso dei cittadini europei a qualunque opportunità
professionale si presenti in un paese aderente all’Unione non può essere
messo in discussione dal mondo della pallavolo, che a questo principio
di eguaglianza dovrebbe invece aderire convintamente.
Porre limiti alle possibilità di crescita delle squadre e – più in
generale – alle possibilità di crescita di tutto il movimento della
pallavolo equivale, in un paese dominato da uno sport che gode già di
totale libertà in merito al tesseramento degli stranieri, a decretare un
probabile, inesorabile declino tecnico, con la triste conseguenza di
levare energie e risorse alle società, diminuendo l’interesse del
pubblico.
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