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Trento: il Festival
dell'economia interroga il Trattato di Lisbona
Trento, 31 maggio 2008 - Il Festival dell’economia di
Trento ha ospitato un dibattito sul libro di Riccardo Perissich,
“L’Unione Europea: una storia non ufficiale”, edito da Longanesi.
All’incontro di sabato 31 maggio sono intervenuti, oltre all’autore,
Carmela Decaro, già Capo Dipartimento per le Politiche comunitarie della
Presidenza del Consiglio che ha da poco rimesso il suo mandato - per
dedicarsi all’attività accademica e Lorenzo Bini Smaghi, membro del
Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea.
La prima domanda, è arrivata secca e decisa per Riccardo Perissich da
parte del moderare dell’incontro Roberto Ippolito, direttore delle
relazioni esterne dell’Università LUISS Guido Carli: “Il Trattato di
Lisbona funzionerà?”. La risposta è stata altrettanto categorica:
“Quello di Lisbona è un Trattato innovativo – ha argomentato l’autore –
ma manca di un certo dinamismo intrinseco. Inoltre le nuove figure
previste, quelle del Presidente del Consiglio Europeo e quella del
rappresentante degli esteri (una sorta di ministro degli esteri) non
hanno ancora un ruolo ben definito”.
Più ottimista invece è la tesi sostenuta da Carmela Decaro, soprattutto
guardando alla storia. Si festeggiano, infatti, nel 2008 importanti
anniversari: i 50 anni dall’entrata in vigore dei Trattati di Roma, i 60
anni della Costituzione Italiana (“due Signore mature ed estremamente
affascinanti”, le ha descritte la professoressa) e i 10 anni della Banca
Centrale Europea. Per non parlare, inoltre, della moneta unica europea:
“la profezia di una lingua comune”. Oggi, l’Unione Europea, può
costruire il suo futuro su basi inimmaginabili cinquant’anni fa. Per
quanto riguarda infatti l’opinione pubblica e il sentire comune, però,
non è ancora sentita la “doppia cittadinanza” citata anche da Ciampi:
quella italiana e quella europea.
Anche secondo il parere di Lorenzo Bini Smaghi è un errore ritenere che
il “Minitrattato” com’è anche chiamato il Trattato di Lisbona non
funzionerà, come probabilmente fu un errore di Altiero Spinelli, al
tempo, votare contro l’Atto Unico Europeo. La moneta unica è un legame
tra gli Stati che crea una dimensione europea fortissima, questo un buon
inizio per arrivare ad una politica europea condivisa, anche perché se
l’Europa non si esprimerà su di una linea di politica estera unitaria
saranno “gli altri”, ovvero i Paesi esterni all’Unione, a costringerla a
farlo.
È comunque innegabile, come ha sottolineato il professor Perissich, che
il Trattato di Lisbona nasce dalla sconfitta dell’ambizioso progetto
della Costituzione europea: oggi l’opinione pubblica vive con distacco e
disaffezione la questione dei temi dell’Unione perché spesso la distanza
tra annunci e realtà è stata troppa. “La mia paura - ha affermato
Perissich – è che non si raggiunga una politica estera comune, come
annunciato nel Trattato di Lisbona”.
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