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delle notizie di Corverde 2010
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Nuovi lupi in Trentino?
La
presenza di un lupo è stata accertata per la prima volta in provincia di
Trento, dopo la sua scomparsa avvenuta nel XIX secolo, durante il mese
di aprile 2010 nella parte settentrionale del Gruppo di Brenta. Ciò
grazie alle analisi genetiche su campioni organici raccolti in loco,
condotte dall'Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA) di
Bologna. In seguito, grazie a contatti con la Svizzera che lavora sul
monitoraggio del lupo, è stato possibile identificare il soggetto; si
tratta di un esemplare maschio appartenente alla popolazione italiana (Canis
lupus), già identificato geneticamente nel corso del 2009 dapprima nel
Vallese e poi nella vicina Engadina con il codice “M24”.
Da allora
non si è avuta più alcuna segnalazione certa nel territorio della
provincia. Anche in Alto Adige la presenza del lupo nel corso
dell’estate, pur ritenuta probabile in relazione ad alcune predazioni
registrate in val d’Ultimo, non ha sinora potuto ricevere conferma
certa.
L’evoluzione del fenomeno è seguita con attenzione dal Servizio Foreste
e Fauna, impegnato in una rete di coordinamento fra province, regioni e
Stati vicini, ed anche direttamente sul campo, attraverso il personale
del Corpo Forestale Trentino e gli accertatori danni e referenti di zona
per la gestione dei danneggiamenti provocati dai grandi carnivori.
Nella
vicenda della malga Bordolona, il personale tecnico è intervenuto prima
per accertare il danno, in seguito per un'ulteriore sopralluogo, alla
luce anche degli aggiornamenti nel frattempo pervenuti dal versante
bolzanino, dove si è registrato nello stesso periodo un evento simile.
Gli esiti
del primo sopralluogo, pur non potendo escludere la responsabilità del
lupo, hanno evidenziato la mancanza di elementi certi, o quanto meno
caratteristici, che potessero imputare con ragionevole certezza al
predatore l’accaduto, avuto riguardo anche alle difficoltà oggettive che
presentano le determinazioni dei danni da lupo in relazione alla
possibile sovrapposizione con il cane di alcuni indici di presenza (un
esempio su tutti: le orme). Gli ulteriori accertamenti condotti oggi
confermano come il quadro predatorio non coincida con quello tipico del
lupo (es. mancanza di morsi a livello di zone vitali quali il collo,
presenza di graffi piuttosto superficiali), pur non potendosi del tutto
escludere questa eventualità. In ogni caso sono stati raccolti dei
campioni biologici che saranno sottoposti ad analisi del DNA.
Dunque
nessuna reale sottovalutazione o negligenza da parte del personale
forestale, bensì la volontà di svolgere gli accertamenti con la cautela
e l’attenzione che questi eventi, in parte nuovi per la realtà trentina,
richiedono. Con la certezza che qualora il quadro finale evidenziasse
che la responsabilità del lupo è quantomeno plausibile, si procederà
all’indennizzo dei danni nei termini previsti dalla normativa
provinciale e con i tempi celeri già garantiti per i danni da orso.
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