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delle notizie di Corverde 2010
Motore di ricerca
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A Trento si ascolta "Il respiro
della Torre"
Trento - "Il
respiro della torre": potrebbe essere il titolo di un romanzo in stile
gotico o un film ispirato a qualche leggenda medievale. In realtà si
tratta invece del tema di un serio e accurato progetto di ricerca
condotto da ricercatori di Università di Trento e Fondazione Bruno
Kessler, che rileva e studia fra le altre cose gli impercettibili
movimenti di contrazione ed espansione, determinati dalle variazioni di
temperatura, della Torre dell'Aquila.
Il "paziente"
sotto osservazione è la splendida torre che chiude a sud est il
complesso del Castello del Buonconsiglio, simbolo della città di Trento,
e ospita uno dei cicli pittorici di soggetto non religioso più belli e
preziosi dell'arte tardo medioevale a livello europeo. Mèta ogni anno di
migliaia di visitatori, il "ciclo dei mesi", ignoto attribuito al
Maestro Venceslao, risale ai primi anni del 1400 e raffigura
l'alternarsi delle stagioni tra gli svaghi dei nobili e le fatiche dei
contadini dei campi. Per la ricchezza di dettagli e la sua qualità
artistica, questi affreschi rappresentano un documento di inestimabile
valore per ricostruire uno spaccato della situazione economica, sociale
e politica del Trentino fra la fine del 1300 e l'inizio del secolo
successivo. Una pagina importante del nostro passato, che merita la
massima cura e protezione dagli agenti atmosferici e che per questo va
adeguatamente monitorata e protetta.
Questa attività,
cofinanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca come Progetto
di Ricerca di Interesse Nazionale, è frutto della stretta collaborazione
tra i dipartimenti di Ingegneria Meccanica e Strutturale (DIMS - Paolo
Zanon e Daniele Zonta) e di Ingegneria e Scienza dell'Informazione (DISI
- Gian Pietro Picco) dell'Università di Trento con l'unità Embedded
Systems della Fondazione Bruno Kessler (Amy Murphy) e con TRETEC S.r.l.
(Michele Corrà), spin off dell'ateneo. Naturalmente sono state
fondamentali la collaborazione e il grande interesse manifestati dalla
Soprintendenza per i Beni Architettonici e dal Museo Castello del
Buonconsiglio.
Da più di un
anno i ricercatori monitorano il comportamento strutturale della torre,
utilizzando una rete di sofisticati sensori senza fili per rilevare ogni
minima vibrazione, deformazione e variazione di temperatura che possa
compromettere la struttura e, di conseguenza, gli affreschi. In
particolare, accelerometri triassiali registrano le vibrazioni ad ogni
livello, dalla base, su fino ai 31 metri di altezza della torre. Il
rilevamento delle deformazioni, è affidato invece a innovativi sensori a
fibre ottiche, sviluppati dall'Università (Giovanni Soncini). Tutti i
dati raccolti vengono trasmessi dai sensori stessi in tempo reale,
utilizzando software e protocolli di comunicazione progettati dai
ricercatori del DISI e di FBK appositamente per questa applicazione. La
mole di dati raccolti è notevole: ad esempio i sensori di vibrazione
generano fino a 12.000 campioni in un solo minuto. Tuttavia, i nodi
sensori sono di ridotte dimensioni, quindi non invasivi, e alimentati a
batteria. La soluzione software elaborata dai ricercatori consente di
ovviare alla limitata durata della batteria, consentendo un'autonomia
superiore a un anno. La pubblicazione, l'elaborazione e l'archiviazione
dei dati via Internet permette ai ricercatori, che analizzano i dati
raccolti, di lavorare a distanza e di rendere le informazioni
disponibili anche ad un pubblico più vasto.
Il progetto ha
preso il via sulla base di un suggerimento della Soprintendenza: da
molti anni si discute la possibilità di risolvere il problema del
traffico attorno alla zona del Castello del Buonconsiglio realizzando un
tunnel stradale sotterraneo. Ma la sua realizzazione è stata più volte
rimandata anche a causa del timore che questo intervento potesse causare
cedimenti delle fondazioni della torre e mettere in pericolo gli
affreschi.
Ma come sta la
torre? “La torre oggi è in buona salute - commenta il 17 agosto 2010
Daniele Zonta del DIMS - e i dati raccolti finora non fanno sorgere
alcuna preoccupazione sulla sicurezza della torre e dei suoi affreschi.
Ma è fondamentale raccogliere una base di dati che ci permetta nel
futuro di riconoscere possibili stati patologici dell'edificio”.
La portata del
progetto va aldilà del semplice caso studio: «L'obiettivo - ricorda
Paolo Zanon - è dimostrare la fattibilità di un nuovo approccio alla
conservazione degli edifici storici basato sulla conoscenza e sull'uso
delle nuove tecnologie. Torre Aquila è un progetto pilota che
auspichiamo venga esteso al patrimonio monumentale provinciale e
nazionale».
Un altro aspetto
fondamentale riguarda le ulteriori possibilità di applicazione della
innovativa rete di sensori wireless testata sul campo nella torre. «Il
sistema di monitoraggio che abbiamo messo a punto - aggiunge Gian Pietro
Picco del DISI - può essere impiegato non solo su altri edifici di
elevato interesse storico e artistico, ma anche per monitorare la
stabilità di altre costruzioni civili, quali ponti e infrastrutture, e
ha ovvie applicazioni in chiave anti-sismica. In questi e altri campi,
la flessibilità derivante dall'assenza di cavi e dalle ridotte
dimensioni dei dispositivi, rende le reti di sensori wireless una
soluzione assai vantaggiosa».
E dell'aspetto
innovativo e della qualità dei risultati scientifici finora raggiunti si
è accorta anche la comunità scientifica internazionale. Il lavoro di
ricerca curato dal team ha infatti ricevuto la menzione di miglior
articolo scientifico nell'ambito dell'ottava International Conference on
Information Processing in Sensor Networks (IPSN), tra gli appuntamenti
scientifici più importanti del settore, svoltasi a San Francisco
nell'aprile dello scorso anno. Il gruppo è stato anche invitato a
presentare i risultati della ricerca al Workshop Internazionale sul
Monitoraggio Strutturale (IWSHM 2009), organizzato dall'Università di
Stanford nel 2009, e al più recente Simposio Internazionale sulle
Strutture Intelligenti (SPIE Smart Structures/NDE 2010) tenutosi a San
Diego.
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