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Polemica sui voti scolastici in
provincia di Vicenza
Vicenza - “Se i nostri studenti lo meritano, è dovere di noi insegnanti
riconoscere loro il massimo dei voti e, perché no, anche la lode”.
L'invito arriva, il 18 agosto 2010 dall'Assessore Provinciale di Vicenza
all'Istruzione e al Lavoro Morena Martini ed è rivolto ai colleghi
insegnanti vicentini. “Siamo arrivati al paradosso -afferma la Martini-
di considerare normale che i voti dei diplomati del sud Italia siano più
alti di quelli del nord, che le lodi qui vengano distribuite con il
contagocce e là con l'annaffiatoio. Perché sappiamo bene come devono
essere interpretate queste differenze, nella consapevolezza che la
scuola del nord, veneta e vicentina in particolare, sia una scuola di
eccellenza. Penso sia arrivato il momento di cambiare, di uniformare il
metodo di valutazione per poter offrire a tutti i ragazzi, a prescindere
dalla città di residenza, le stesse opportunità quando arriva il momento
di spendere il proprio titolo di studi, comprensivo di valutazione, nel
mondo del lavoro o in quello dell'Università. ”
L'Assessore commenta così le statistiche dei diplomati d'Italia
nell'anno scolastico 2009/2010, accessibili sul sito del Ministero
dell'Istruzione. Da cui si evince che a fronte dei 20.833 diplomati
italiani con il massimo dei voti, solo 253 sono vicentini: in Italia
mediamente 5,5 diplomati su 100 hanno ottenuto 100/100esimi, mentre a
Vicenza solamente 4,4. Nel caso delle lodi, poi, la differenza si fa
ancora più netta: in una media nazionale dell'1,1%, Vicenza è arrivata
appena allo 0,6%, che corrisponde a soli 36 ragazzi, mentre c'è una
scuola in Campania, solo per fare un esempio, dove i diplomati con lode
hanno rappresentato il 15% del totale.
“Certo – afferma la Martini- è pur vero che la vera selezione la fa il
mercato del lavoro, dove non è il voto a contare, ma le reali capacità
dei singoli ragazzi. Resta il fatto che le
capacità devono essere testate, mentre il voto è il primo dato
del curriculum con cui i datori di lavoro vengono
a contatto, quindi ha un'importanza fondamentale al sud come al nord.
Senza dimenticare che è spesso il voto il discrimine per
partecipare a concorsi pubblici o per avere accesso a facoltà a numero
chiuso o a borse di studio in Italia e all'estero.”
La
Martini lancia quindi un accorato appello: “Non lesiniamo i 10 e neppure
le lodi durante tutta la carriera scolastica dei ragazzi -conclude-
visto che la valutazione finale è data anche dalla media delle pagelle
degli anni precedenti, tenendo presente il peso che il voto può avere
sul futuro, lavorativo o scolastico, dei nostri ragazzi. Significa
semplicemente riconoscere il giusto a chi lo merita, dandogli le stesse
opportunità dei suoi colleghi di altre parti d'Italia e d'Europa.”
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