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A Benevento il teatro "URGE"
Benevento - Il cartellone della prossima
edizione del festival “Benevento Città Spettacolo”, diretto da Giulio
Baffi, si arricchisce di un nuovo appuntamento: martedì 6 settembre
2011, presso il Teatro Romano, andrà in scena lo spettacolo “Urge” con
protagonista d’eccezione Alessandro Bergonzoni nella duplice veste di
attore e regista (assieme a Riccardo Rodolfi).
“Urge” è un allestimento
che già dal titolo vuole chiaramente segnalarci un’allerta, una
necessità artistica senza sosta e senza indugi. Ma cosa “Urge” a
Bergonzoni, che arriva a questo nuovo testo dopo il pluripremiato “Nel”?
Sicuramente segnalarci delle differenze che, se trascurate, possono
realmente cambiare il senso delle cose, come quella tra sogno e bisogno.
Ma anche dimostrare che la comicità è fatta di materiali non solo legati
all’evidente o al rappresentato. E, soprattutto, mostrare il suo “voto
di vastità”: un vero e proprio canone artistico che lo obbliga a non
distogliere mai gli occhi dal tutto. Un tutto composto dall’enormità e
dall’invisibile, onirico, sciamanico e trascendentale. E in questo tutto
è essenziale anche lo spazio scenico, firmato sempre da Bergonzoni, che
ha curato anche la regia assieme a Riccardo Rodolfi.
Spiega quest’ultimo: “Se
dovessi descrivere i punti dai quali siamo partiti per la genesi di
questo spettacolo non avrei dubbi: l’urgenza, l’allerta, la necessità di
non astenersi dal dire, la traiettoria che permette lo sconfinamento
veloce da un territorio artistico conosciuto e praticato in direzione
dei “vasti” spazi confinanti. Ma cosa, in definitiva, “Urge” a
Bergonzoni? Sicuramente segnalarci delle differenze; quella mancanza di
precisione nello sguardo del mondo che se trascurata può realmente
cambiare il senso delle cose, quelle frettolose banalizzazioni che
accomunano cose in realtà diversissime tra loro.
E anche dimostrare che
la comicità è fatta di materiali non solo legati all’evidente o al
rappresentato. Ma soprattutto mettere sotto gli occhi degli spettatori
il suo “voto di vastità”: un vero e proprio canone artistico che lo
obbliga, sia come uomo ma soprattutto come artista, a non distogliere
mai gli occhi dal tutto: un tutto composto dall’enormità,
dall’invisibile, dall’onirico, dallo sciamanico, dal trascendentale.
Un tutto che
forzatamente non può non essere poi riversato anche sul palcoscenico per
essere esibito con tutti i mezzi dell’arte autoriale prima ed attoriale
poi. Ed anche oltre. La glossolalia non lo frena e gli “illuminati” sul
fondo non lo irretiscono. Un tutto perturbante – conclude Rodolfi - che,
forse, costringerà a considerare Bergonzoni non più solamente maestro di
cerimonia di una liturgia comica ma anche strumento di correzione ottica
per permettere di vedere meglio la vastità in cui siamo immersi”.
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