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In miglioramento la situazione della
mensa dell'Università de L'Aquila
L'Aquila - "Da mercoledì prossimo, 30 novembre, l'Azienda per il diritto
agli studi universitari dell'Aquila garantirà 30 pasti al sacco al
giorno agli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia che potranno
essere consumati in sala studio. Non parliamo di panini, ma pasta al
forno, insalatone, affettati e altri cibi vari. Un risultato sicuramente
positivo che sgombra il campo da polemiche e proteste".
Lo
afferma, il 24 novembre 2011 il presidente dell'Adsu L'Aquila, Francesco
D'Ascanio, annunciando una soluzione strutturale all'annoso
problema-mensa per gli studenti del polo di Bazzano, più volte
denunciato dalle associazioni studentesche.
La
situazione si è sbloccata dopo un vertice tra lo stesso D'Ascanio, il
direttore dell'azienda, Luca Valente, il preside di Lettere, Giannino Di
Tommaso, e la dottoressa Ersilia Equizi del servizio di Igiene degli
alimenti e della nutrizione (Sian) della Asl aquilana.
“Speriamo che questo ulteriore sforzo - è l’augurio di D’Ascanio -
risponda alle esigenze degli studenti nella considerazione che la mensa
di Bazzano è stata chiusa a fine settembre perché, alla luce
dell'affluenza, i costi non erano sostenibili”.
Di
qui la nuova soluzione. All’interno della sede della facoltà il preside
ha individuato un locale dotato di prese elettriche e di un lavandino
con acqua potabile dove poter svolgere l’attività di distribuzione dei
pasti agli studenti nella fascia oraria 13-14, e dove installare anche
la cassa.
Sarà garantita una certa varietà nelle tipologie di alimenti: insalatone,
cotolette, carne senza salse e condimenti, affettati e formaggi
sigillati in confezione monodose, porzioni di primi piatti al forno,
contorni, frutta. “Non cibi cotti, che non possono essere trasportati
per legge, ma neanche panini”, evidenzia ancora D’Ascanio.
Gli studenti provvederanno al ritiro del pasto e al pagamento. Sarà
prevista solo la possibilità di chiedere un pasto completo, in quanto
gli spazi a disposizione, il tempo e l’organizzazione non consentono di
garantire anche il cosiddetto pasto alternativo o ridotto.
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