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Cresce a
L'Aquila l'associazione "Il cratere che resiste"
L’Aquila - Ha superato quota mille la raccolta di adesioni per
partecipare alla nuova associazione “Il cratere che resiste”, nata per
sostenere e unire la popolazione del “cratere” del terremoto del 6
aprile 2009 nella difficile sfida per la rinascita, ponendosi come
interlocutore della governance della ricostruzione.
I prime mille sostenitori hanno infatti firmato il modulo di adesione
dopo aver fatto conoscenza con l’associazione nel punto di informazioni
che si trova all’interno del centro commerciale l’Aquilone, in località
Campo di Pile all’Aquila, dove resterà fino a martedì 24 maggio, prima
di spostarsi in altri luoghi frequentati dalla gente.
Molto soddisfatto per il traguardo dei primi mille consensi è il
presidente dell’associazione, Lucio De Bernardinis.
“È molto importante - spiega il 13 maggio 2011 - avviare e sviluppare
bene questa prima fase di ascolto di richieste, bisogni, difficoltà e
problemi della popolazione terremotata. Solo così potremo razionalizzare
tutte le istanze, fare una sintesi e porci come interlocutori degli Enti
che governano la ricostruzione in modo credibile e con una voce
incisiva”.
“La quota dei mille aderenti, raggiunta molto velocemente - prosegue De
Bernardinis - testimonia che i nostri numeri sono già importanti e che
la popolazione che conosce il nostro progetto ci crede fin da subito”.
Sono tre, ascoltare, unire e risolvere, gli step che guideranno l’azione
dell’associazione, come riassunto dal volantino in distribuzione al
punto di informazioni e che può essere letto anche sul sito web
www.ilcraterecheresiste.it, presto in arrivo nella sua versione
ufficiale.
Primo, ascoltare i bisogni e le istanze di tutti i cittadini alle prese
con il post-terremoto che vorranno segnalarle di persona al punto
informazioni, nelle assemblee, sulla rete sociale di Facebook o all’email
info@ilcraterecheresiste.it.
Secondo, unire le richieste di tanti, le voci dei cittadini del
“cratere”, in un’unica voce, quella dell’associazione, concentrandosi
sulle problematiche più impegnative, come quella delle case provvisorie
o quella dei lavori alle seconde case, ma senza trascurare le altre.
Terzo, risolvere le difficoltà, impegnandosi fattivamente per dialogare
con le istituzioni che guidano la ricostruzione in una fase sia di
critica che di proposta.
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