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Restaurata la cappella di San Rocco
a Riva del Garda (TN)
Trento - Una Messa, nella tarda mattina del 16 agosto 2011, ha
aperto, a Riva del Garda (TN), la cerimonia d'inaugurazione della
cappella di San Rocco restaurata; poi gli interventi del sindaco
Adalberto Mosaner, di Cinzia D'Agostino della Soprintendenza per i Beni
architettonici della Provincia autonoma di Trento, autrice del progetto
e responsabile della direzione lavori, e della storica Maria Luisa
Crosina, autrice assieme a Francesca Odorizzi del libro “La chiesa di
San Rocco” (Il Sommolago, Riva del Garda, 2006), il cui testo è stato
tra il materiale più consultato per il progetto di restauro. E
nell'attigua ex sagrestia, liberata dai quadri elettrici
dell'illuminazione pubblica contestualmente al restauro, una piccola
mostra sul restauro.
Oltre al sindaco, alla giunta comunale e al parroco don Giovanni Binda –
che ha officiato assieme al rivano don Bresciani – alla cerimonia hanno
preso parte l'assessore provinciale alla cultura Franco Panizza, per la
soprintendenza per i Beni architettonici della Provincia autonoma di
Trento il dirigente Sandro Flaim e Cinzia D'Agostino, autrice del
progetto di restauro e responsabile della direzione lavori; la storica
Maria Luisa Crosina; per la Comunità Alto Garda e Ledro il presidente
Salvador Valandro e alcuni assessori e consiglieri; il dirigente del MAG
– Museo Alto Garda Gianni Pellegrini, le direttrici del Museo di Riva
del Garda Monica Ronchini e della Biblioteca civica Federica Fanizza,
oltre ad un folto pubblico.
Il parroco nella breve omelia ha ricordato la figura e l'opera di San
Rocco, invitando a trarre dalla sua vita e dal suo esempio, ancora oggi,
motivi di riflessione. Diventato patrono dei malati infettivi, in
relazione alla sua capacità in vita di guarire le più terribili malattie
tra cui in particolare la peste, il santo “Ci insegna oggi – ha detto
don Binda – a combattere e vincere flagelli diversi dalla peste che
ugualmente falcidiano tanti giovani e meno giovani in tutto il mondo:
flagelli morali che rischiano di annullare la bellezza della vita”.
Poi il breve intervento del sindaco Adalberto Mosaner che ha
apprezzato l'ampia collaborazione tra comune, parrocchia e
Soprintendenza, e la notevole qualità del restauro. Tra i cui esiti va
ricordata la liberazione dell'ex sagrestia – dopo tanti anni – dai
quadri elettrici dell'illuminazione pubblica.
Un intervento di restauro complesso e delicato che ha richiesto quasi
un anno di lavoro: “L’accurata ricerca documentale e il restauro – ha
spiegato Cinzia D'Agostino – hanno consentito di apprezzare la qualità
esecutiva e la tecnica dell’opera di Santo Miola, artista poco
conosciuto ma apprezzato stuccatore di area lombarda, al quale fu
commissionata la decorazione. La cappella presenta putti carnosi di
ottima fattura eseguiti a tutto tondo, legati a nastri fluttuanti e
disposti a coppie, in una danza sospesa, elegante e vitale. Aquile e
cherubini sono collocati a contrasto cromatico sull’architettura a
stucco che imita la pietra gialla con sfondati rosa antico”.
“I colori originari – ha spiegato poi la restauratrice – sono stati
recuperati eliminando le numerose ridipinture che la chiesa aveva subito
nei precedenti restauri. Anche i motivi fitomorfi, con gruppi vegetali
che alternano fiori e frutta dai significati simbolici, sono connotati
da raffinatezza esecutiva e realismo eccezionale, come mostrano le
creste sottili delle foglie d’acanto, con nervature diffuse, ben
eseguite e che conferiscono leggerezza ed armonia alla composizione.
L’opera di Santo Miola mostra uno stile molto vicino a quello di Michele
Costa, stuccatore intelvese, autore della decorazione della cappella di
poco precedente di Santa Maria del Suffragio nella Arcipretale di Santa
Maria Assunta di Riva del Garda Questa circostanza induce a ritenere che
ne sia stato collaboratore o comunque di cultura e formazione artistica
affine. La rifinitura e la raffinatezza degli stucchi non comuni non si
possono completamente apprezzare da terra. I putti e i cherubini hanno
pupille ripassate a graffite, in varie tonalità, a tratteggiare volti
dai caratteri diversi, occhi scuri e talvolta chiari, sguardi laconici e
contemplativi. Le figure sono tutte diverse per movimenti ed
espressione: talvolta impegnate nel canto, mostrano accurate dentature
infantili, mentre le mani e i piedi, definiti nei dettagli, presentano
unghie e pieghe dei corpi paffuti descritti con precisione, delineando
cura del particolare, qualità esecutiva e uno spiccato e notevole
effetto realistico”.
La storica Maria Luisa Crosina ha compiuto un ampio inquadramento
storico delle vicende legate alla chiesa di San Rocco, sorta per il voto
dei Rivani legato alla terribile peste del 1512, ma realizzata dopo
lunghe peripezie solo nel 1574. Alla chiesa nel 1579 furono poi aggiunte
la sagrestia e l'abside. La navata fu quindi demolita in sèguito ai
danni causati dai bombardamenti della prima guerra mondiale, i quali
furono l'occasione per attuare un'intenzione già ventilata, per motivi
di ordine pratico, fin dall'inizio del Novecento. “Una zona particolare
della città – ha detto la storica – molto legata al porto perché qui si
svolgevano le Messe per i naviganti; e legata alla comunità ebraica che
proprio in questa zona risiedeva e svolgeva le proprie attività”. Maria
Luisa Crosina ha poi fatto cenno alla tolleranza e all'integrazione già
in quei tempi tipiche dei Rivani, che realizzarono la chiesa di San
Rocco – in sfregio ad una precisa indicazione di una bolla papale –
proprio nella sede della comunità ebraica.
Nell'ex sagrestia, per la prima volta dopo tanti anni nuovamente
praticabile, è stata allestita una piccola mostra in cui nove pannelli
ripercorrono la storia della chiesa e della sua abside, poi diventata
cappella, dei fatti storici e del recente restauro.
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